Maria Paiato è Medea di Seneca

 diretta da al di dal 22 novembre al 1 dicembre 2013. Tragedia per eccellenza, quella di una donna ripudiata

 di 

“Se cerchi la misura dell’odio, ebbene è la stessa dell’amore” Francesca Manieri riadattaMedea e traduce il testo della rivalsa d’amore che non ha tempo. Prodotto dalla Fondazione Salerno Contemporanea, Orlando Cinqueè un Creonte a tratti country. La nutrice è Giulia Galiani, vestita e truccata (trucco di Vincenzo Cucchiara) come un seducente Pierrot dalla schiena scoperta, un po’ lenta ad uscire da tecnicismi accademici, ma di una delicatezza che resta impressa. Max Malatesta è un Giasone un po’ affettato, ma del resto l’unico personaggio che è riuscito ad essere antagonista della Medea della gigantesca Paiato è stata la maschera di Diego Sepe: un coro moderno, contemporaneo (anche se non privo di qualche inutile richiamo alla passione di Cristo). Un autentico affabulatore, in grado di traghettare il pubblico da una scena all’altra con ritmo e spessore attoriale.
“Spezzerò l’umanità in due e mi metterò seduta tra questi due niente” l’ira di Medea è simbolicamente rappresentata da vetri spaccati della scenografia di Francesco Ghisu, mentre i costumi di Annapaola Brancia D’Apricena mettono ben in risalto i punti di forza energetica della Paiato. Brillantini intorno ai polsi e al collo ben evidenziano il vortice che attrae in se tutto il dolore di una donna ferita: “io sono mare e terra, terra e fuoco”. L’anima tutta trema insieme alle corde vocali, i nervi di ogni parte del corpo irradiano ovunque. Maria Paiato è in grado di trasmettere il massimo dell’energia nel minimo movimento. Le mani, le sue mani che che spuntano da una ringhiera di ferro, già da sole raccontano tutto. Basta seguire loro per ascoltare il dolore espresso dal silenzio dei gesti di Medea, che decisa a far tremare il mondo, sarà pronta ad uccidere i suoi stessi figli, pur di colpire il crudele Giasone. Solo chi ha amato tanto, può odiare così profondamente ogni sera.

 

 

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