Nessun filo spinato potrà mai fermare il vento: a Napoli la mostra fotografica di Cesare Abbate

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Fermare la Storia, raccontarla per immagini, cristallizzarla in un gesto, un volto, uno sguardo. Domenica a nel Foyer del Teatro Bellini s’inaugura la mostra del fotoreporter Nessun filo spinato potrà mai fermare il vento. Testimoniare ciò che è stato e ciò che è, per non dimenticare: questo l’intento che muove e ispira la ricerca fotografica di , fotogiornalista di lunga esperienza, autore di numerose pubblicazioni sia in Italia che all’estero.
Attento osservatore della realtà che lo circonda, con la mostra Nessun filo spinato potrà mai fermare il vento, Abbate punta l’obiettivo della sua fotocamera su spaccati lontani eppure vicini, distanti nel tempo ma segnati dallo stesso dolore:  Auschwitz, lo Stato d’Israele e la Palestina. Un interrogativo dolente è ciò da cui parte per rilanciarlo anche a chi osserva: come può un popolo che ha subito l’Olocausto rendersi colpevole di efferate atrocità nei confronti di un altro popolo? Sono forse gli uomini incapaci di imparare gli insegnamenti della Storia? Senza ricorrere a scatti che trasudano violenza, ma ricorrendo ad immagini fortemente simboliche ed evocative in cui è la quotidianità, la “normale” quotidianità ad essere immortalata, Abbate ci rende partecipi e conoscitori della realtà storica e sociale ebrea e mediorientale da un punto di vista unico e originale, in cui è la discrezione, l’attenzione e il rispetto per l’altro a fungere da metro di misura per ogni inquadratura.
E senza farsi portatore di alcuna unica risposta possibile dinanzi alle tante domande che il suo reportage inevitabilmente solleva, lascia che siano gli occhi di ciascuno a colmare di senso il racconto, a vestirlo con i propri pensieri, a leggerlo secondo il proprio, individuale, codice interpretativo. Ciò che ne scaturisce è un viaggio, intimo e universale insieme, attraverso i due principali avvenimenti che hanno segnato la Storia contemporanea, e a fungere da ponte l’Uomo, con i suoi credi religiosi, le sue paure, la sua onnipotenza, la sua fragilità. A completare le 24 fotografie, due scritti in versi, di cui uno assolutamente inedito, a cura del drammaturgo Manlio Santanelli il cui sapiente “sguardo” ironico regala un sotto testo di valore alle immagini, per una narrazione a più voci che ripercorre il passato, parlando al presente. Partecipano il Prof. Ciro Pizzo, Docente Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, il chitarrista Francesco Scelzo, e l’attrice Federica Aiello, che leggerà alcune pagine del diario di viaggio realizzato in occasione del reportage. La mostra è sostenuta dalla Cooperativa sociale Onlus Ambiente solidale.
La crisi culturale e morale dell’uomo impone di ridestare le generazioni presenti e future da quella cieca quiescenza che troppo spesso immobilizza l’umanità. Napoletano classe 1967, Cesare Abbate lavora da sempre nel campo dell’informazione e della comunicazione in qualità di fotogiornalista, lavorando con le maggiori agenzie di stampa italiane e europee. I suoi scatti raccontano frammenti del nostro territorio di cui riesce a catturare i più sorprendenti dettagli, mostrandocelo come non l’abbiamo mai visto. Attento osservatore della realtà che lo circonda, è autore di numerosi reportage sia in Italia che all’estero.
Nel corso della sua carriera ha partecipato a diverse collettive e realizzato mostre personali. È tra gli artisti che ha esposto all’interno delle Catacombe di San Gennaro nell’ambito della rassegna Paleocontemporanea, appena conclusasi con grande successo di critica e pubblico.. La mostra, dopo l’inaugurazione di domenica 16 febbraio, sarà visitabile fino al 23 febbraio nei seguenti orari: da martedì a sabato, dalle 18 alle 22; domenica, dalle 17 alle 20.

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