A Napoli De Magistris è sindaco “sospeso” come il caffè

a cura di Elia

 

Le vicende giudiziarie di hanno riacceso i riflettori sulla napoletanita’ –   anche per il profluvio di dichiarazioni del sindaco-;  sul “paradiso abitato da diavoli” che Benedetto Croce ben conosceva ed amava.

 

Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris
Il sindaco di Luigi

L’anziano professore di Mineralogia e Geologia dell’università’ di Napoli, Antonio Parascandola, negli anni sessanta ripeteva ai suoi allievi che era tutta colpa del Vesuvio se i napoletani avevano il carattere che si ritrovavano. E su questo tema aveva scritto anche un libro. Le radiazioni del vulcano, nel bene e nel male secondo il cattedratico, andavano ad incidere sul DNA degli abitanti di Partenopee creando il “carattere napoletano”. Un misto di generosità, arroganza, ma anche debolezza e dolcezza; dove comunque l’eccesso e’ la regola. Non sempre in negativo come i detrattori della città vorrebbero far credere. Insomma, o santi o diavoli i napoletani, senza vie di mezzo.
Le vicende giudiziarie di Luigi De Magistris hanno riacceso i riflettori sulla napoletanita’ –   anche per il profluvio di dichiarazioni del sindaco -;  sul “paradiso abitato da diavoli” che Benedetto Croce ben conosceva ed amava. Una storia che con Napoli non c’entra niente, ma finirà per pesare in negativo nell’immaginario collettivo.  A botta calda “Giggino o’ sindaco” chiede le dimissioni dei magistrati che l’hanno condannato per abuso d’ufficio  nell’acquisizione delle intercettazioni telefoniche nell’inchiesta “Why not”, “guai di notte” come lui scherzando, ma mica tanto, la ribattezza.

Da sindaco di Napoli non ha nessuna intenzione di dimettersi. Anzi, se il prefetto com’è probabile lo sospenderà in base alla legge Severino, lui farà il “sindaco di strada” in attesa della riabilitazione. Insomma, un sindaco “sospeso” come per  il caffè “donato”. E pensare che ai tempi in cui era un PM d’assalto affermava: “La non mi ha mai interessato. Mio padre era un magistrato e magistrato era anche mio nonno mentre il padre di mio nonno era un uditore giudiziario nel 1868. Io cerco di continuare soltanto la loro opera…”. Chissà che faccia avrebbe fatto il bisnonno dell’ex giudice a sentire certi ragionamenti fatti dal pronipote.
Ancora una volta De Magistris  spara ad alzo zero sui suoi ex colleghi magistrati. Nella convinzione, forse, che più la dici grossa e più, al di là delle prevedibili critiche, sei ripreso dai media. Da pubblico ministero non si curava troppo delle contestazioni che i suoi inquisiti, in particolare i politici, gli rivolgevano. Lui era l’angelo vendicatore pronto a tutto pur di “far giustizia”. Ma quale giustizia? Da politico il discorso cambia: si sente vittima. Vengono in mente le parole di Giulio Andreotti: “La legge è uguale per tutti, tranne per i magistrati. Forse perché nei tribunali ce l’hanno scritto alle spalle e fanno fatica a girarsi”.

C’è un’associazione fondata a Catanzaro dalle “Vittime (innocenti) di De Magistris”, di cui è presidente Michele Mastrosimone, che ritiene responsabile l’ex PM di aver “assassinato” il complesso turistico di Marinagri, di fatto mandando a casa ben  mille e seicento lavoratori. In fatto poi di supponenza il nostro uomo non è secondo a nessuno. Non pensa né all’opportunità, né all’incompatibilità quando iscrive l’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella nel registro degli indagati il 14 ottobre 2007, appena tre settimane dopo che il Guardasigilli, in base alle relazioni degli ispettori del ministero, ha chiesto il suo trasferimento d’urgenza per la gestione dell’inchiesta Toghe lucane. Questa e altre storie sul primo cittadino di Napoli si possono trovare nel libro “ De Magistris il pubblico ministero. Biografia non autorizzata”. Rubettino editore 2013.

Paolo Isotta, grande critico musicale, ai tempi dell’elezione a sindaco di Giggino andava ripetendo: “Il 19 settembre le ampolle di San Gennaro sono state trovate già liquefatte, segno infausto. Il sangue si deve liquefare per preghiera ma il Santo era corrucciato per l’elezione del sindaco”. La voglia dei Masaniello Napoli l’ha sempre avuta. L’uomo che  si batte contro “’o malgoverno”, imprecando e aizzando, pero’ per lui non finisce mai bene. L’originario Masaniello fu assassinato. Su quella che fu la sua tomba nella Chiesa del Carmine Maggiore di Napoli c’è una lapide che ricorda che il sepolcro venne “tolto per mire politiche di un dispotico sovrano”. Per il bene di Napoli sarebbe opportuno che il “sindaco in via di sospensione” dichiarasse la sua fiducia nella magistratura e si dimettesse. Di sindaci-Masaniello Napoli ne ha avuto anche altri. Speriamo che sia l’ultima volta. San Gennaro un miracolo in tal senso potrebbe, anzi dovrebbe, farlo.

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