Grande Progetto Sarno, L’Altritalia Ambiente: “Progetto Regione Campania equivale a licenza ambientale di uccidere… la natura”.

“Il Grande Progetto Sarno? La sua attuazione sarebbe altamente dannosa per l’intero ecosistema della Valle del Sarno. Equivarrebbe al rilascio di una…licenza ambientale di uccidere… la natura”.

 

Così il professor Michele Scardi, professore associato di Ecologia all’Università di Roma Tor Vergata, rappresentante del  CoNISMa (Consorzio Interuniversitario per le Scienze del Mare), intervenendo, questa mattina, all’incontro-dibattito organizzato daL’ nella Sala dell’Hotel Forum a Pompei(Napoli) che ha visto la partecipazione, tra gli altri, dell’ex senatoreCarmine Cozzolino (già presidente della Commissione  parlamentare d’inchiesta sulle cause dell’inquinamento del Sarno), del Sen. Vincenzo D’Anna, (biologo, presidente nazionale Federlab Italia e membro della Commissione permanente Igiene e Sanità), di Filippo Poleggi, segretario generale di L’Altritalia Ambiente e di Luigi Valiante, biologo marino e direttore scientifico del Museo Vivo del Mare di Pioppi. Obiettivo del meeting: fare il punto sullo “stato dell’arte” del progetto di disinquinamento del corso d’acqua più inquinato d’Europa, ma anche dedicare particolare attenzione ai motivi per cui lo stesso dispositivo approvato dalla Ue ed oggi affidato alle cure dell’agenzia regionale Arcadis, rischia di provocare più danni che benefici al territorio.

“Il problema – ha spiegato Scardi – è che l’attuale dispositivo si limita ad affrontare l’emergenza da un punto di vista esclusivamente idraulico e non anche naturalistico. Qualcuno, infatti, considera la Valle del Sarno come ormai persa per sempre, perché altamente antropizzata. E quindi, considerandola irreparabilmente abbandonata al suo destino, si limita ad affrontare l’emergenza inquinamento ricorrendo al cemento, senza cioè nessuna accortenza per la salvaguardia dell’ambiente e della capacità dei fiumi di autodepurarsi”. Una denuncia fortissima, che ha spinto L’Altritalia Ambiente a presentare una controproposta alternativa al “Grande Progetto” sponsorizzato da Palazzo Santa Lucia. Capace, nelle parole dell’ideatore e curatore, l’ing. Gianni D’Amato: “di restituire la vita al fiume, salvaguardando la biotica e la biodiversità del territorio, fino a ripristinare gli habitat e le reti trofiche che, fino agli anni ‘50 del secolo scorso, permeavano l’ambiente fluviale e perifluviale della Valle del Sarno”. “Il Grande Progetto Sarno – ha denunciato D’Amato – prevede lo scavo di una seconda foce in zona Rovigliano con in più la costruzione di laghetti e vasche di laminazione quasi si trattasse di realizzare un parco acquatico! Insomma: affronta i problemi come se le acque non fossero inquinate. Come se l’unico pericolo fossero le esondazioni.

E dunque mira a risolvere l’emergenza come se si trattasse quasi di correggere dei deficit di natura idraulica e basta, senza neanche provvedere, ad esempio, alla separazione delle acque nere civili e quelle di prima pioggia, da quelle pulite”. Ma al danno, rincara la dose Federico L. I. Federico, segretario regionale de L’Altritalia Ambiente, si aggiunge la beffa: “Nel Grande progetto della Regione, infatti, si prevedono massicci stanziamenti per distruggere un canale storico come quello Bottaro-Piccolomini, che risale addirittura al 1600, col grave rischio di impattare strutture archeologiche rilevanti”. Questo ed altro ha spinto il senatore  Vincenzo D’Anna ad annunciare “una duplice interrogazione al Ministro dell’Ambiente Galletti ed a quello della Cultura Franceschini per il grave duplice impatto che il cosiddetto ‘grande’ progetto della Regione rischia di provocare in tutta la Valle del Sarno”. “Non ci si può limitare a trattare il fiume alla stregua di un mero canale di scolo da collegare al mare. Altro che Terra dei Fuochi, qui è ancora peggio: questa è la Terra dell’Acqua!” ha concluso D’Anna invitando il  governatore Caldoro “a bloccare il progetto”.

 

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