Le “contromafie” di Don Ciotti e le provocazioni di Grillo

Paura, indifferenza o cos’altro? Le porte dei negozi erano chiuse, serrate anche le finestre mentre sfilava l’imponente corteo contro la tra le strade di una Palermo piena di sole. Siamo a settembre del 1982.

a cura di Elia Fiorillo

 
I marciapiedi erano deserti come se fosse stato decretato il coprifuoco. E i manifestanti avvertivano fisicamente la solitudine  dettata dalla sub-cultura atavica del “non impicciarsi, di farsi gli affari propri”, anche in chi con la mafia non aveva niente a che vedere. Il generale-prefetto Carlo Alberto Dalla era stato ucciso da pochi giorni insieme alla moglie, Emanuela Setti Carraro, e all’agente Domenico Russo. Cgil, Cisl e Uil avevano organizzato una manifestazione in loro ricordo contro la mafia, per scuotere le coscienze. C’erano rappresentanti dei lavoratori e dei venuti da  tutta l’Italia.

Per dire basta al “contro stato” che tante vittime aveva mietuto. Sono passati più di trent’anni da quell’omicidio simbolico eppure Cosa nostra non è scomparsa, si è adeguata ai tempi ed è emigrata. Si è globalizzata in un Paese dove lo sport preferito sembra quello delle divisioni. Scriveva Enzo Biagi della : “Si ha l’impressione che tutti combattono contro tutti: ed è molto difficile capire e distinguere le ragioni degli uni e degli altri. La , poi, gioca un ruolo determinante: e i lottatori si associno e si dividono, mutano le alleanze, gli amori ed i rancori”. Al di là della Sicilia, le considerazioni di Biagi ben possono identificare l’attuale stato dell’Italia. In un tessuto sociale così sfilacciato le mafie hanno terreno fertile per inserirsi e comandare. Con buona di certi governatori regionali che vanno ripetendo un ritornello assolutorio quanto falso: “Qui la mafia non esiste…”. Certo, se si riferiscono a quella rozza e assassina di Provenzano e di Riina, possono avere pure ragione.

Fa proprio male sentire gli slogan provocatori lanciati a Palermo da Beppe nel comizio contro il della Regione, Rosario Crocetta: “La mafia aveva una sua morale. Andrebbe quotata in borsa”. Battute inaccettabili che nemmeno un comico si può permettere di pronunciare, immaginarsi il leader di un movimento che prova a cambiare l’Italia.
C’è’ un filo di collegamento tra il ricordo dell’uccisione di Dalla Chiesa a  Palermo, avvenuto tanti anni fa, le “assurdità provocatorie” di Grillo e l’ultima iniziativa di don Ciotti. “Contromafie.  Stati generali dell’antimafia 2014”. E’ il “silenzio”. Le provocazioni si trascinano dietro lo sconcerto eppoi l’indifferenza ed il silenzio. Bisogna rompere l’assordante silenzio che c’è intorno a certe tematiche. Come può dirsi democratico un Paese dove la corruzione ogni anno frutta 70 miliardi di euro e l’evasione 150 miliardi?  “Mafie e corruzione – sostiene Libera –  prosperano dove non ci sono diritti, ma solo prevaricazioni.

Mafie e corruzione regnano quando la politica e l’economia perdono la loro ragione d’essere al servizio della persona, quando le ragioni dello stare insieme e di crescere come singoli e comunità vengono meno di fronte alla ricerca del profitto a tutti i costi, anche in danno di quanti ci sono prossimi”. Quel  “silenzio” più’ volte citato non si vince gridando, ma educando. E’ un concetto che dobbiamo tutti tenere ben in mente se veramente vogliamo vincere le mafie.

 

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