La storia delle cose improponibili

«L’area antropica di un luogo è il risultato del passaggio dell’uomo sul territorio. Uno dei segnali che possiamo individuare per definire un paesaggio come antropico è la presenza di oggetti fabbricati per corollario alle costruzioni che definiscono quella che è chiamata parte urbanizzata. Ho sempre ritenuto che rientrasse in quel lungo elenco di comuni italiani che presentano una commistione tra paesaggio agricolo ed antropico, definito al meglio come paesaggio rurale». Con queste parole Cosimo di Giacomo, fotografo per l’Arkfotolab, spiega “La storia delle cose improbabili”, una mostra fotografica analogica e digitale a cura di Cosimo di Giacomo e Liviano Mariella.

L’inaugurazione si terrà il 30 aprile alle ore 17.30 presso Palazzo Magaldi, sito in via Nicodemo Giudice Sapri (SA). La mostra durerà fino al tre marzo. La storia delle cose improponibili è una ricerca sul campo, un’indagine di ascolto e osservazione di specifiche caratteristiche dei luoghi, una deriva tra le strade e i vicoli di Sapri. Raccoglie e racconta la bellezza spontanea di uno spazio disegnato dagli abitanti, visibile a tutti: quell’indefinita porzione spaziale che sta al limite tra l’intimità privata e lo spazio pubblico, quella che, chissà, definiamo comune. Un’intimità estesa che si rapporta non più solo col nucleo privato ma con una sfera collettiva contratta.

«Ho sempre pensato che un essere umano garantisce la propria sopravvivenza attraverso la modificazione dell’ambiente in cui vive e opera, non solo ma ho sempre creduto che abitare un luogo vuol dire poterlo capire, amare, odiare, esplorare, ecc», aggiunge Liviano Mariella, architetto per R-ecollocal. Subito dopo annette e conclude: «Quel magnifico margine tra privato e pubblico, oggetto dell’indagine, ci restituisce un’immagine della città che opera in tal senso abbattendo ogni barriera privato/pubblico.
Un senso dei luoghi, patrimonio della collettività, e dell’abitare, che non è frutto della pianificazione. Una preziosa immagine di come gli abitanti hanno pensato e modificato gli spazi privati mostrandoli al pubblico, spontaneamente. In questo vasto campo troviamo l’espressione delle soggettività più eterogenee accomunate da una pratica di arrangiarsi, di divenire primitive, basilari, dettate da bisogni pratici e estetici, di essere cura di un patrimonio che ci appartiene, di un’immagine fedele della città, gratuitamente e generosamente donata. La storia delle cose improponibili è un racconto di questa meravigliosa città di frontiera da osservare e vivere camminando per le sue strade. In fondo è un gesto d’amore».

 

Ecco il programma:

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