Radioterapia, Campania ultima in Italia per strutture pubbliche e private

, budget per le attività nei centri convenzionati esaurito da un mese a 2 nord. Le cifre rivelano anche un enorme divario tra la Campania e il Centro-Nord Italia in termini di strutture attive. Se in Umbria e Lazio ci sono 7,7 acceleratori per milione di abitanti, in 7, in Toscana 6,9 e in Friuli addirittura 8,9 la Campania è in fondo alla lista insieme   e la .

L’attuale offerta per la Radioterapia, a fronte di 39 strutture previste, per giungere agli standard nazionali, dal Decreto Commissariale concernente la determinazione del fabbisogno e l’accreditamento dei centri per le attività salvavita di radioterapia,  parla di una realtà di soli 22  presidi erogatori, 12 accreditati nel privato (8 polispecialistici e 4 in Case di cura)  e 10 pubblici. E e Benevento sono completamente sguarnite. All’appello mancano dunque almeno 17 centri di radioterapia tra pubblico e privato e per gli altri da accreditare bisognerà attendere anni. Ma il nodo più urgente è la riforma del sistema di remunerazione delle prestazioni che in Campania è obsoleto, legato ai vecchi trattamenti, che comportano il precoce esaurimento delle risorse.

Il budget regionale delle prestazioni segna rosso fisso: alla i fondi per le prestazioni sono terminati il 16 giugno scorso, il 1° settembre toccherà a , la settimana successiva a restare a secco sarà la Asl Na 1 Centro ed entro la metà di ottobre anche Caserta esaurirà il budget. La sola ASL Napoli 3 Sud è in grado di resistere fino al 4 dicembre. E non va meglio per la Radiologia: entro agosto risorse esaurite in quasi tutte le Asl.

La Radioterapia non te la scegli, non è un’opzione rinunciabile, né un lusso, bensì una terapia salvavita – avverte Pier Paolo Polizzi, Presidente dell’Aspat – Associazione di Categoria che per prima, un anno fa, aveva lanciato il grido di allarme segnalando la necessità di modificare le modalità di calcolo delle tariffe. La proposta? Passare da un sistema obsoleto di remunerazione, tarato sulle vecchie tecnologie, ad uno nuovo cosiddetto a Drg, ovvero riferito a pacchetti omogenei di trattamenti capaci di assorbire un intero ciclo di terapia anziché drenare risorse come oggi spesso avviene con il calcolo delle spese non adeguato, come accaduto a Napoli 2 Nord”. Qui un solo centro, alla fine del maggio scorso, risultava aver speso ben 7 milioni di euro.  “Un nodo oggi al pettine che secondo Arturo Improta, Vicepresidente ASPAT, può essere affrontato solo adeguando la programmazione, cominciando dalla individuazione delle prestazioni di radioterapia innovativa ad intensità modulata (di tipo elicale con controllo Tac). Prestazioni che non possono essere più remunerate parcellizzando ogni singola irradiazione facendo lievitare i costi oltre qualunque soglia di sostenibilità. Bisogna individuare pacchetti di prestazioni comprensivi delle visite, prima e durante il trattamento, della centratura con simulatore e definendo a monte i volumi di trattamento e il numero di applicazioni, variabili in base alla sede, al tipo e allo stadio del tumore da trattare”.

Intanto dalla Struttura Commissariale arriva una circolare firmata dal Sub Commissario Mario Morlacco e inviata nei giorni scorsi ai Direttori generali delle Asl che, in sintesi, da un lato segnala la preoccupante tendenza all’incremento di produzione di attività di gran parte delle branche della Specialistica ambulatoriale nelle varie Asl e dall’altro ribadisce la inderogabilità dei tetti di spesa anche per la Dialisi e la Radioterapia (Terapie salvavita) che pure negli anni scorsi avevano usufruito di contratti integrativi al fine di garantire la capienza del budget rispetto al fabbisogno. L’unica strada, secondo Morlacco, sarebbe l’incremento delle attività delle strutture pubbliche ma disagi e liste di attesa sono dietro l’angolo.

“Occorrono nuovi Drg – conclude Polizzi  – dimissioni protette,  linee guida nei trattamenti ed un adeguamento delle risorse economiche stanziate  per dare certezze e continuità di cure”.

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