Peppe Barra in “La cantata dei pastori”

Da venerdì 18 a domenica 20 e da venerdì 25 a domenica 27 dicembre 2015 
di
e Musica diretto da

 

Da oltre tre secoli non c’è Natale senza “Cantata dei Pastori”.
Da oltre quarant’anni non c’è “Cantata dei Pastori” senza .
Le musiche sono di Roberto De Simone, Lino Cannavacciuolo, Luca Urciuolo e Paolo Del Vecchio, le scene di Tonino Di Ronza, i costumi di Annalisa Giacci, le coreografie di Erminia Sticchi, assistenti alla regia Francesco Esposito e Gennaro Monti, assistenti alla scenografia Emanuela Ferrara e Lucio Valerio, assistente ai costumi Antonietta Rendina.
ha un titolo lunghissimo e barocco, ma è universalmente nota con l’abbreviazione d’uso. La storia racconta le traversie di Giuseppe e Maria per giungere al censimento di Betlemme e gli ostacoli che la santa coppia dovrà superare prima di trovare rifugio nella grotta della Natività.
Nel difficile viaggio vengono accompagnati da due figure popolari napoletane, Razzullo, scrivano assoldato per il censimento, e Sarchiapone, “barbiere pazzo in fuga per omicidio”. Immaginiamo di trovarci in una Napoli barocca, trasudante sesso e aromi, nonché sensualità orientale, perché era una città cosmopolita, lo è sempre stata.

I rituali che si facevano erano più legati alla magia e alla lussuria piuttosto che alla tradizione cristiana e partenopea. Un ceppo clericale, i Gesuiti, nel 1698 commissionò all’abate Andrea Perrucci una sacra rappresentazione per allontanare il popolo napoletano dagli spettacoli blasfemi che si facevano in quel periodo.
Ma in poco tempo divenne un fenomeno diverso: il popolo se ne appropriò trasformandola in qualcosa di molto più blasfemo e profano di quanto i Gesuiti non avrebbero voluto. Oltre al personaggio comico di Razzullo , il popolo inserisce un’altra figura per il proprio divertimento, Sarchiapone.
La Cantata divenne così scurrile che nel 1889 ne fu sospesa la rappresentazione con un editto cardinalizio, tanto da far dire, poi, a Benedetto Croce che l’opera «era finita e non sarebbe stata rappresentata mai più». Ma non fu così.

Infatti la Cantata continuò ad essere rappresentata, prima clandestinamente, poi nei teatrini di quartiere e negli oratori parrocchiali fino al 1974, quando Roberto De Simone la fece riscoprire al grande pubblico.
Sono passati oltre quarant’anni e da allora non c’è Cantata dei Pastori senza Peppe Barra. Lui, negli anni, ha rimaneggiato e riscritto laCantata, presentando sempre allestimenti innovativi e fedeli alla tradizione.
In questo nuovo allestimento l’artista offre un’ennesima e sorprendente lettura dell’opera; in scena Peppe Barra è impegnato a creare contrasti recitati, cantati e mimati, attraversando gloriosamente tutta la tradizione e gettando perle musicali e comiche, pezzi raffinati e cose più andanti dal sapore popolare: una girandola di puro teatro che assomiglia di più ai fuochi d’artificio di un Natale napoletano.

La Cantata dei Pastori è un testo di teatro gesuitico, scritto espressamente per contrastare la “diabolica” Commedia dell’Arte, che diventa, dopo oltre tre secoli di contaminazioni, esso stesso veicolo vivo, e tra i più importanti, di quel linguaggio popolare che accanitamente combatteva.
Perché, in fondo, La Cantata dei Pastori è tutta qui: tra versi arcadici e lazzi scurrili, tra lingua colta e dialetto, tra sentimento cattolico e rito pagano.
Sabato 19 dicembre 2015 alle ore 18,00, sempre al Teatro Comunale di Caserta, Peppe Barra sarà ospite del ciclo di incontri “Salotto a Teatro”, condotti dalla giornalista Beatrice Crisci. A seguire si terrà la cerimonia di consegna del “Premio PulciNellaMente” all’attore partenopeo, quale la testimonianza perfetta di quei valori e ideali che da sempre animano l’omonima rassegna.

Peppe Barra (Razzullo) è protagonista e regista de La Cantata dei Pastori, affiancato, in scena, da Teresa Del Vecchio (Sarchiapone),Patrizio Trampetti (Cidonio/Diavolo Oste), Maria Letizia Gorga (Zingara/Gabriello), Lello Giulivo (Demonio), Fabio Fiorillo(Ruscellio), Francesco Viglietti (Armenzio), Andrea Carotenuto (Giuseppe), Chiara Di Girolamo (Maria Vergine) e il piccoloGiuseppe De Rosa (Benino).

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