Alimentazione. Nasce la “Pizza sana ai due parchi” per celebrare la Dieta mediterranea

“Il patrimonio culinario della , unico al Mondo, si arricchisce di un’altra prelibatezza grazie alla cilentana vesuviana, una bontà realizzata dai pizzaioli e cilentani che hanno impiegato presidi slow food, farine macinate a pietra, pomodorini del piennolo, tonno di Palinuro, olive ammaccate, papaccelle del , fiordilatte alla mortella, olio evo biologico di Pisciotta e hanno creato la “ sana ai due Parchi”.

Ad annunciarlo il consigliere regionale dei Verdi, , che, in rappresentanza dell’area napoletana, insieme alla consigliera regionale Maria Ricchiuti, originaria del Cilento, e ai presidenti del parco nazionale del Vesuvio, , e del Cilento e del , Tommaso Pellegrino, hanno assistito alla preparazione di questa prelibatezza tutta campana creata dai pizzaioli Gino e Paolo De Simone.

La creazione della pizza cilentana vesuviana è nata in occasione del primo appuntamento del progetto “Il parco della ”, nato per promuovere il regime riconosciuto come patrimonio immateriale dell’umanità dall’UNESCO. Nato nei giorni dell’Expo, per salvaguardare e valorizzare il ruolo dell’Italia e della

Pizza in preparazione
Pizza in preparazione

Campania in particolare nel campo dell’alimentazione, il progetto è sostenuto con forza dal presidente del Parco nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, Tommaso Pellegrino, per il quale “la dieta mediterranea è un patrimonio di tutti, che va valorizzato costantemente, ricordando che non è solo lo stile di vita più salutare al mondo ma che rappresenta anche l’identità del nostro territorio”.
Sull’importanza della dieta mediterranea e dell’uso dei prodotti tipici del territorio si è soffermato anche il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, per il quale “usare i prodotti tipici oltre a garantire un’altissima qualità delle preparazioni, permette anche di tenere in vita coltivazioni che fanno parte della nostra storia culinaria che è poi anche culturale; senza dimenticare poi l’aspetto economico con le migliaia di posti di lavoro che si mantengono e si creano permettendo il prosieguo di quelle coltivazioni”.

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