Il tango napoletano di Peppe Servillo venerdì 4 novembre in concerto al Moro di Cava dè Tirreni

Gli anni della sono un glorioso quanto ormai lontano ricordo. , cantante-attore noto per la sua esperienza con la formazione che vinse anche un Sanremo, da tempo fa parte di un progetto in trio con i musicisti argentini Javier Girotto (sax) e Natalio Mangalavite (). Il progetto è giunto al terzo disco, , uscito per l’etichetta Egea che sarà presentato dal vivo venerdì 4 al di .

Nell’album si respirano il tango argentino e la tradizione dell’antica canzone napoletana, a cui Servillo è molto legato come emerge da molti dei testi scritti per “Parientes”.

“Conoscevo Girotto” – dice Servillo – “da quando era in formazione con il quintetto jazz di Roberto Gatto, e tramite lui ho incontrato Mangalavite. Loro affondano musicalmente le radici nella argentina con un approccio jazz, e lo  stile del trio  è legato all’idea di canzone italiana scritta da me per quanto riguarda i testi. Un anello di congiunzione tra le due culture, tandendo conto che l’Argentina che è il secondo paese italiano del mondo. In questo disco, abbiamo cercato di evitare i luoghi comuni, puntando su legami e storie da collocare in ambito familiare incentrandole su figure e personaggi specifici. Una serie di relazioni umane fatte di ricordi e di rielaborazione degli stessi e di viaggi nel tempo, come quelli degli argentini di origine italiana che tornano nel nostro Paese, come gli stessi miei colleghi del trio.
Una visione dell’Italia che è una sorta di cartolina del nostro paese di 30/40 anni fa. In Parientes la forma canzone è forse più presente che negli altri due dischi. Per quanto riguarda lo stile musicale c’è uno sguardo al folk argentino, ma non solo al tango. Ci sono ad esempio ritmi delle regioni del nord che hanno forti elementi percussivi. Girotto e Mangalavite mi affidano un tipo di canto teatrale che comunque fa parte del legame tra le due culture. I in Argentina erano chiamati “tanos“ e la canzone napoletana è legata al tango. Tutto ciò senza entrare nei luoghi comuni e nella sociologia, ma raccontando storie”.

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