La trilogia shakespeariana trash di Meridiano Zero Teatro in scena a Sala Ichòs

Il prossimo fine settimana a Sala Ichòs (via Principe di Sannicandro – San Giovanni a Teduccio)
la compagnia presenta B-Tragedies Trilogia shakespeariana trash: “Adda passa’ a nuttata” di e con Marco Sanna e Francesca Ventriglia (venerdì 17 novembre ore 21); “Search and Destroy” di e con Marco Sanna (sabato 18 novembre ore 21); “This is not what it is” di e con Marco Sanna e Francesca Ventriglia (domenica 19 novembre ore 19).

 

 

Il Mezzogiorno.info, media partner della stagione 2017/2018 di Sala Ichòs, intervista Marco Sanna, attore e regista della compagnia Meridiano Zero.
Può spiegarci com’è nata l’idea della trilogia shakespeariana trash e da dove prende spunto L’idea è quella di far reagire diversi livelli di linguaggio. Da una parte le opere di Shakespeare scelte per il loro livello poetico ed espressivo, dall’altra tutto ciò che deriva dal quotidiano con i suoi vuoti di significato e con la sua carica demenziale. Alla base sta anche l’idea, che qualsiasi manipolazione di testi “intoccabili”, piegandoli ai propri fini, porti inevitabilmente ad un risultato di serie B, B-tragedies appunto. Ognuno di questi tre lavori contiene in se una riflessione sul e sul mestiere dell’attore, oltre che del ruolo dell’arte in un epoca in cui la finzione si è spostata dagli assi dei palcoscenici a tutti gli altri campi dell’agire umano. Paradossalmente a si trova un
livello di verità molto maggiore di quello che incontriamo nella vita, per come la vita si è ridotta, e
tutti i personaggi proposti in queste tre pieces cercano di dare un senso alla propria vita attraverso il
teatro.

Quali sono le opere che vengono trashizzate e come sono state scelte?
Le Opere scelte sono Macbeth, Amleto e Otello. La scelta è avvenuta per empatia e per le strane coincidenze con gli argomenti a cui sono accostate. Le tre tragedie scelte sono forse le più conosciute, ognuna per motivi diversi, fra quelle del bardo, e per doverle smembrare per poi ricomporre avevamo per forza bisogno che dell’originale si conoscessero perlomeno le linee guida.

Perché accostare Shakespeare al karaoke, alle paillettes e ad artisti neomelodici, come Maria Nazionale?
Non c’è nessun accostamento, alcune forme espressive come quelle che nomini nella domanda vengono semplicemente utilizzate come carburante sulla benzina. Avevamo bisogno di creare dei cortocircuiti e fra le forme utilizzate e messe a reagire fra loro a un certo punto sono spuntati anche i neomelodici. Non c’è nessun giudizio di merito, anche perché per noi sono solo forme distanti, chenon appartengono al nostro background culturale.

Come mai viene definito come “un lavoro in bassa fedeltà, per fronteggiare la crisi”?
Diceva Leo de Berardinis in una sua vecchia intervista, che ogni spettacolo nasce dal buio, anche quando in in scena c’è la luce. Per noi il principio di questi tre lavori sta in un buio feroce. Ecco la crisi. Nel buio si perdono le coordinate e le direzioni è qui che sta la necessità di queste tre riflessioni. Non si tratta di ritrovare la via cercandola sulla scena, quanto di cantare lo spaesamento di un’esclusione. Non c’è la pretesa di parlare a qualcuno, le parole cadono semplicemente al suolo ancor prima di superare la ribalta. Quel qualcuno dedito all’ascolto semplicemente non c’è più o non ascolta. Shakespeare sapeva per chi scriveva, ne conosceva i gusti, i difetti, condivideva con loro sogni e incubi, noi no, non lo sappiamo più. In questo senso, nella impossibilità di un riferimento preciso, nell’individuare il proprio interlocutore, si brancola nel buio.
Se la possibilità di essere ascoltati si è rarefatta, se le sale sono vuote, se Macbeth, Amleto, Otello per i più sono solo titoli da leggere su un cartellone, senza avere più nessun legame con l’esistenzareale, allora noi su queste assi, con la nostra valorizzazione forzata e compiaciuta, non siamo altro che grottesche, mostruose caricature. Il mondo degli uomini è trash, è già in bassa fedeltà.
B-Ttragedies, rappresenta il degradamento di opere altissime di cui rimangono solo gli avanzi, rappresenta un movimento dal basso che cerca di elevare quei resti in un processo di trasformazione e riciclo dei rifiuti, per rendere possibile quel miracolo che dal letame fa nascere i fiori.

Avete già rappresentato gli spettacoli della vostra trilogia? E come ha reagito il pubblico?
Gli spettacoli nascono negli ultimi quattro anni, hanno quindi già fatto molte repliche con un ottimo successo di pubblico e critica. A parte l’ultimo “This is not what it is”, che ha debuttato quest’anno nella sua versione definitiva. Questa è la prima volta a per la compagnia e siamo davvero curiosi e felici di fare questa esperienza.

Da quanto tempo esiste la compagnia Meridiano Zero e quali sono i vostri progetti futuri?
La compagnia ha più di vent’anni di vita e in questo momento è impegnata su diversi progetti sia in Sardegna che in rete con altre realtà soprattutto Toscane. I nuovi progetti artistici vedranno la luce nella seconda metà del 2018 e verteranno sull’identità, questo problema, sempre che lo sia. La sua esistenza o meno, soprattutto in rapporto ai luoghi. Il ritorno, drammatico, delle divisioni legate alle appartenenze di genere, di razza, religione, etnia.

 

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Sala Ichòs
Via Principe di Sannicandro 32/A – San Giovanni a Teduccio (NA)
Fermata metro linea 2: San Giovanni a Teduccio – Barra
Lo spazio è dotato di ampio e gratuito parcheggio
Info e prenotazioni: 335 765 2524 – 335 7675 152 – 081275945 (dal lunedì al sabato dalle 16 alle
20 – domenica dalle 10 alle 17)
Giorni e orari spettacoli: venerdì 17 novembre ore 21; sabato 18 novembre ore 21; domenica 19
novembre ore 19
Fabia Lonz

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