La “mediaticità” lo Ius soli e il caso Ilva

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“A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”, così andava ripetendo col suo fare sornione e navigato il “divo” Giulio, Andreotti. In politica ultimamente abbiamo dovuto registrare alcuni casi che ci hanno fatto “pensar male”. Non vorremmo però averci “azzeccato”. Anzi, speriamo proprio di aver fatto solo peccato.

Una premessa è d’obbligo. La “mediaticità” sembra essere diventata per i politici – e non solo – una malattia incurabile. Tutto si fa in funzione di essa. Nel senso che ogni provvedimento, azione, proposizione, iniziativa, è condizionata dall’effetto che l’elettorato ne riceverà. Le questioni spinose vengono addolcite con una serie di sotterfugi verbali che puntano a lisciare i punti critici. In alcuni casi si ricorre al “salto della quaglia”, tacendo le penitenze – vedi tasse, ecc. – che le leggi impongono. E’ superfluo precisare che la politica del “tutto bello ciò che appare” non paga complessivamente, tanto è vero che la credibilità dei politici e dei loro raggruppamenti ha superato il livello di guardia.

Non è passata in Senato la tanto attesa riforma della legge di cittadinanza, il cosiddetto . L’ultimo giorno utile per la sua approvazione, il 23 dicembre, il numero legale è venuto meno per l’assenza di 33 senatori. Se ne dovrebbe riparlare il 9 gennaio, ma le Camere nel frattempo saranno sciolte dal presidente Mattarella per andare alle elezioni il prossimo marzo. Insomma, tutto rimandato alla prossima legislatura.

Che mancassero a palazzo Madama i rappresentanti dell’opposizione per il varo della legge era cosa scontata. Ma che in un momento così delicato non ci fossero diversi esponenti della maggioranza fa “pensar male”. Erano “in altre faccende affaccendati” 29 senatori del PD (su 89) e 3 (su 16) del Movimento democratico e progressista. Anche la collocazione nell’ordine del giorno del Senato, dopo la legge di Bilancio, era il segno che il Governo rinunciava a far approvare la normativa. Manco poi a parlare di “fiducia”.

Per don Luigi Ciotti, presidente di Libera, ci troviamo difronte ad “un’inqualificabile diserzione dalla responsabilità”. “La politica – continua il sacerdote – non può essere un gioco di potere sulle speranze delle persone, un’umiliazione dei loro diritti e delle loro aspirazioni”.

I Radicali, che avevano fatto uno sciopero della fame per l’approvazione della legge, hanno chiesto a Sergio Mattarella di non sciogliere le Camere entro la fine dell’anno ma di far tenere la seduta del Senato il prossimo 9 gennaio, proprio per far discutere il provvedimento. Analoga richiesta è stata fatta dai ragazzi del Movimento “italiani senza cittadinanza”. Se il Capo dello Stato rimandasse lo scioglimento del Parlamento sarebbe proprio un brutto scherzo per il Governo. Il “Colle” però ha già fatto sapere che aspetta le determinazioni di Grasso e Boldrini per decretare la fine della legislatura. Questione di competenze.

La domanda che ci poniamo è perché una legge simbolo per l’attuale maggioranza non è passata? Eppure poteva essere un suo fiore all’occhiello, proprio perché era un provvedimento atteso dal mondo cattolico e da quello di sinistra.

“A pensar male….”. Il fatto è che, forse, certi assunti che si danno per scontati non sono proprio veritieri. C’è chi tra i partiti di maggioranza ha pensato che una legge sullo Ius soli in piena campagna elettorale avrebbe fatto perdere consensi. Meglio rimandare ai nuovi inquilini di Camera e Senato, poi si vedrà.

La questione sta facendo discutere non solo sulla problematica in sé del ricorso al Tar da parte del presidente della Regione Puglia Emiliano, ma anche sul rapporto politica e magistratura. Troppo spesso la politica, quando gli conviene per svariati motivi, delega alla magistratura scelte che sono solo le sue. Nella fattispecie la prudenza avrebbe voluto il confronto politico tra le parti: Governo, Comune e Regione. Un tavolo per migliorare il decreto sotto il punto di vista ambientale, se del caso, ma senza giocare d’azzardo con quasi ventimila posti di lavoro in ballo. E’ una questione di solo buon senso.

Certo, la salute dei cittadini prima di tutto. Secondo il ministro Calenda c’è il rischio che l’investitore, constatata l’ostilità delle istituzioni locali, “scappi, a prescindere dall’esito del ricorso lasciando sulle spalle del Governo, e non certo di Emiliano, che fino a ora nulla di concreto ha fatto a questo proposito, il destino di 20mila persone e i costi delle bonifiche”.

A ”pensar male…”. Stavolta lo fa Teresa Bellanova, viceministro dello Sviluppo Economico, ipotizzando che il polo siderurgico “possa essere utilizzato come argomento da campagna elettorale, non importa massacrando chi”.

Maledetta “mediaticità”, in questi casi s’intende!

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