Riforma della giustizia e #campagnaelettorale

#campaelettorale a cura di
Proprio una grande fatica questa campagna . Una corsa a perdifiato per tutti, centro-destra, 5Stelle, democratici, con una quasi certezza: il “Rosatellum” non darà alla fine il vincitore assoluto, l’inquilino che il 5 marzo dovrebbe prendere possesso di .

Tutti convinti, a parole, di farcela ma i conti, quelli veri, non tornano. Per ora non c’è da far altro che  premere l’acceleratore sulle parole che esaltano la qualità rivoluzionaria dei programmi, nonché delle donne e degli uomini che poi, una volta vinta la sfida, li realizzeranno. Nei piani elettorali c’è tutto e di più, com’è ovvio. Alcune tematiche enfatizzate, altre solo citate. Tra queste ultime vi è la riforma della giustizia. Se è vero che nel nostro Paese ci sono all’incirca 9 milioni di processi arretrati e bisogna aspettare dieci anni per arrivare ad ottenere “giustizia”, ovvero una sentenza definitiva, allora si può comprendere la priorità della questione. Questi tempi biblici fanno pendere la bilancia “dell’ingiustizia” verso quei soggetti che hanno possibilità economiche e possono permettersi buoni avvocati. Sono ben 170mila, ogni anno, i processi che cadono in prescrizione.

Un record in materia però l’abbiamo. Secondo i Radicali italiani: “per il quinto anno consecutivo il nostro Paese ha conquistato il primato per il maggior numero di sentenze della Corte europea rimaste inapplicate: il nostro Stato è considerato un criminale abituale!”. Eppoi ci sono le carceri: “69mila reclusi per 45mila posti regolamentari; senza considerare che il 40% di loro è ancora in attesa di giudizio e almeno la metà risulterà innocente”. Nel sito “Errorigiudiziari.com” sono riportate le statistiche ufficiali complete del ministero dell’Economia e delle Finanze sugli innocenti in carcere, anno per anno, dal 1989 a oggi. Dati che fanno rabbrividire. Facendo una media grossolana, “ogni anno dalle casse statali sono usciti 30 milioni di euro come indennizzo per ingiuste detenzioni ed errori giudiziari. Con punte molto più elevate: come gli oltre 56 milioni del 2004, i 49 milioni e passa del 2002, i 47 milioni abbondanti del 2011”.

C’è, quindi, la necessità di riformare il sistema giudiziario e la magistratura. Non per renderla succube di qualsivoglia potere, ma per evitare che essa stessa si faccia del male e, soprattutto, lo faccia al Paese. Giustamente il Costituente, al contrario di quanto accade in altri paesi, volle il magistrato, ed in particolare il pubblico ministero, indipendente dal potere esecutivo. Tanti però gli atti ed i fatti che vedono i magistrati nell’agone della politica. Per non parlare poi delle “correnti” all’interno del Consiglio superiore. C’è chi ipotizza, proprio per evitare il “carrierismo correntizio”, a scapito delle grandi professionalità che ci sono nella categoria, che “il governo faccia una legge che imponga il sorteggio dei magistrati da mandare al Csm formando rose ristrette su cui votare”. Il problema dell’equilibrio dei poteri nello stato democratico resta ed è quanto mai attuale. Se non ci sarà una riforma: “il potere dei giudici resterà di gran lunga quello prevalente sugli altri”. Tematiche troppo complicate per una campagna elettorale? Certo difficili che a parere di quasi tutti i partiti non portano voti. Gridare al carcere ad ogni piè sospinto fa incassare consensi. Mettere in discussione chi spedisce, a volte con superficialità, un innocente dietro le sbarre diventa quasi un oltraggio. Buttare però la polvere sotto il tappeto aggrava le questioni non risolvendole.
A parere di chi scrive la grande questione da affrontare è la formazione dell’elettorato. Campagne elettorali “gridate” a suon di slogan non formano l’elettore, anzi  spesso lo stufano fino al punto della diserzione dai seggi. C’è chi tra i sondaggisti prevede un’astensione possibile tra il  35 e il 31%. Il partito più forte in assoluto. E’ proprio il caso di dire che bisogna ritornare al “porta a porta” sul campo, spiegando al popolo le posizioni politiche, il perché di certe scelte. Lo ripeteva Ezio Tarantelli, consulente della Cisl ucciso dalle Brigate rosse, che le tematiche anche economiche più difficili, se correttamente spiegate, sono capite dalla gente se finalizzate al . Insomma, c’è bisogno che i partiti siano presenti organicamente sul territorio con quelle che una volta si chiamavano “sezioni”. Certo per fare proseliti, ma per spiegare, ragionare, educare i propri iscritti. Per spingerli a voti consapevoli e non alle lotterie con “” finali come premi.

Print Friendly, PDF & Email