INSANIA – la follia dentro

– scritto e diretto da Febo Quercia
con Raffaele Ausiello, Mario Di Fonzo, Roberta Frascati
costumi Antonietta Rendina

In occasione della proroga, fino al 31 agosto, del Museo della Follia curato da Vittorio Sgarbi, torna a grande richiesta , la visita guidata teatralizzata, pensata in notturna, dell’ Culturale NarteA, in collaborazione con Radicinnoviamoci e il Polo Culturale Pietrasanta, venerdì 8 giugno (ore 21.00, 22.00 e 23.00) e sabato 9 giugno (ore 21.00, 22.00 e 23.00).  Il percorso teatralizzato è stato ideato, scritto e diretto da Febo Quercia, e vede in scena Raffaele Ausiello, Mario Di Fonzo e Roberta Frascati; a condurre il pubblico nelle sale del museo sarà la guida Matteo Borriello; mentre i costumi di scena sono di Antonietta Rendina. Per partecipare all’evento è necessaria la prenotazione ai numeri 339 7020849 o 333 3152415. Costo biglietto: 15 euro.
La visita teatralizzata si configura come un percorso virtuale nella testa di un malato mentale, mettendone in mostra i ricordi, le manie, ma anche paure e consapevolezze, lasciando ampio spazio alla visione critica personale del viaggiatore. Il percorso teatralizzato realizza un vero e proprio viaggio nel tempo e nelle opere, che mostrano come la considerazione di questa condizione si sia modificata nel tempo.
Oggi per follia si intende la mancanza di adattamento di un soggetto nei confronti della società, questa definizione è però qualcosa di estremamente moderno, nata negli ultimi decenni. In epoca antica era legata al mondo sacro e il folle era considerato il mezzo attraverso cui il divino comunicava con gli uomini. Nel Medioevo, il folle diventa manifestazione del demonio e la follia viene concepita come male fisico. Questo spesso, comportava la vera e propria eliminazione fisica del folle. Nel Rinascimento, si ritorna ad una considerazione positiva, però non sempre rispettata e molti folli vennero sepolti vivi all’interno di per mancanza di strutture. Nel tempo cambiano le modalità di cura, anche in base alle aree geografiche: in Francia, ad esempio, viene introdotta per la prima volta la camicia di forza in sostituzione delle catene e teorizzata la possibilità di uscita per guarigione; mentre in Inghilterra si teorizza l’uso della religione a scopo di cura. Con l’Ottocento e con la diffusione delle teorie positiviste, il folle viene considerato come una “macchina rotta”, cioè lesionata nel cervello.

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É l’arte a gettare una luce diversa sul mondo della follia, nei secoli gli artisti hanno fatto non solo delle loro opere un mezzo per poter raccontare questa specie di male in modo oggettivo o con finalità di denuncia sociale, ma hanno anche rappresentato la loro follia interiore come se l’opera fosse uno specchio sulla mente dell’artista/folle. NarteA accompagna il pubblico in un viaggio particolare all’interno del Museo allestito alla Pietrasanta, dove ogni sala rappresenta uno degli elementi di questa complessa condizione e ogni quadro conduce in prossimità di una sua particolare visione: da La strega di Cammarano, che rimanda al mondo dell’occulto ma anche ai luoghi più oscuri della psiche umana al Ritratto di bambino di Vincenzo Gemito, artista per il quale i folli del nucleo antico della città sono compagni di viaggio della sua produzione artistica, che non solo racconta la follia, ma ne è condizionato in prima persona, giungendo fino a Goya, per il quale è l’arte a rendere folli, a causa dell’uso dei colori, che spesso intossicavano gli artisti fino a squilibrarne la psiche. Lo speciale tóur fa interagire lo spettacolo con le opere d’arte e la spiegazione della guida ed è concepito come un’esperienza sensoriale, che vuole rendere al fruitore la consapevolezza che in fondo la follia ci appartiene esattamente come la ragione.

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