L’arte di essere nessuno – Intervista a Federica Pace

L’arte di essere nessuno – Intervista a Federica Pace

C’è una novità in libreria. Stiamo parlando di L’Arte di essere nessuno di Federica Pace, edito da Robin Edizioni. L’arte di essere nessuno è un romanzo permeato di forza narrativa,  che si snoda lungo il percorso della progressiva presa di consapevolezza di se stessi, a livello di identità sessuale e di genere. Ma racconta anche del rapporto con una malattia degenerativa e, quindi, della convivenza con un corpo che spesso sembrerebbe non andare di pari passo con i desideri della mente.

Il Mezzogiorno ha intervistato l’autrice Federica Pace.

Come e quando è nata la necessità di scrivere questo romanzo?

Tanti anni fa, ho ricevuto un input e ne ho fatto qualcosa di più di quello che doveva essere. Non è stato semplice e l’ho messo da parte molte volte, quasi per vendetta perché non riuscivo a farlo essere abbastanza e io, forse non avevo abbastanza coraggio.

Cosa significa per te “presa di consapevolezza di se stessi”? E cosa comporta veramente?

Significa fare i conti con i propri desideri, con le proprie capacità e i propri limiti senza influenze esterne. Se riuscissimo a liberarci dalle influenze esterne scopriremmo di avere più capacità e meno limiti e ci libereremmo da una quantità immensa di frustrazione. Credo sia difficilissimo; credo che scombussoli e faccia paura, perché significa svuotarsi e ricomporsi.

Nel tuo romanzo affronti tanti temi attuali come l’identità di genere, il rapporto con una malattia degenerativa, l’amore, l’amicizia e la morte. Cosa unisce questi svariati aspetti tra loro?

Sophia e tutti gli altri personaggi. Nessuno di noi affronta una cosa alla volta, nessuno fa i conti con soltanto una parte di se stessa alla volta. Il corpo di Sophia, la sua mente e la sua anima sono i fili conduttori tra il suo interno e l’esterno e così credo sia per tutti. Un filo conduttore che porta ad incontri ma anche a scontri tra questi elementi.

Nel romanzo ci sono due protagonisti femminili, Asia e Sophia. Sono le facce della stessa medaglia per te?

Sì, è un po’ come se fossero complementari. L’una non può esistere senza l’altra altrimenti sarebbero indefinite, perdute e confuse. Asia senza Sophia non avrebbe avuto qualcuno che le impedisse di sparire e Sophia senza Asia sarebbe rimasta immobile dentro una falsa vita.

Secondo i dati di Arcigay, riportati dall’Osservatorio sui diritti, ogni anno più di 100 persone subiscono abusi a causa del loro orientamento sessuale o identità di genere. Sempre secondo i dati, le persone che in maggioranza subiscono violenza sono di sesso femminile.

Secondo te, perché questa persiste ancora oggi nel 2018 e quali politiche le Istituzioni possono effettivamente attivare contro la trans-omofobia?

Ovviamente una legge che consideri la trans-omofobia reato ma non basta perché il miscuglio tra ignoranza, stupidità e paura verso ciò che è diverso da noi è una bomba atomica che fa credere che esistano gender e lobby gay. Si crede che il mio orientamento sessuale come quello di chiunque altro, che la mia identità di genere come quella di chiunque altro sia una questione che riguardi gli altri, anche perché la sessualità è un tabù di cui tutti amano parlare. È necessaria l’educazione alla diversità e alla parità dei sessi, a partire dalla scuola. Bisogna spiegare il dolore che si prova nel sentirsi in un corpo che non si riconosce come proprio, nel doversi sempre guardare intorno perché potrebbe arrivare qualcuno che crede di avere il diritto di insultare, picchiare o peggio, soltanto perché i miei sentimenti si esprimono verso qualcuno del mio stesso sesso, o perché il modo in cui mi percepisco non è quello in cui mi percepiscono gli altri. Bisogna spiegare che un uomo ha lo stesso diritto di piangere e cadere di una donna, che una donna può e deve, se vuole, essere tutto quello che vuole, e può non essere madre, e questo non deve ferire l’orgoglio di nessuno. Sono soltanto esempi di cliché che ci hanno portato dove siamo adesso. Finché non si insegna che la diversità è un valore e non un difetto o un peccato, non andremo avanti.

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