La cultura come forma di resistenza, per il RomAfrica Film Festival incontriamo Iara Lee

In occasione del RomAfrica Film Festival, manifestazione nata con lo scopo di divulgare le condizioni dei paesi africani, abbiamo incontrato la produttrice cinematografica brasiliana ma di origine coreane . L’artista presenta due documentari sul Burkina Faso, uno sulla resistenza creativa nel paese africano senza sbocco sul mare (Burkinabè Rising: l’arte della resistenza in Burkina Faso) e un altro sulla resistenza all’agricoltura aziendale nel paese (Burkinabè Bounty: Agroecology in Burkina Faso), entrambi pubblicati nel 2018.

Perché hai scelto di raccontare il Burkina Faso
Attualmente è un paese che può sembrare privo di qualsiasi genere di prima necessità, in realtà il Burkina Faso è una nazione molto ricca. , tradizione, positività e tanta organizzazione. La popolazione è sempre molto impegnata con manifestazioni, mostre ed esibizioni. E’ un paese che è costantemente in movimento (d’idee). Una realtà aperta a tutti che deve essere da esempio non solo per tutta l’Africa ma per tutto il mondo.  

Hai viaggiato molto anzi sei costantemente in viaggio. Parlaci della tua attività in Medio Oriente (Palestina) e Africa (Yemen).
Ovviamente il Medio Oriente rappresenta l’esempio di conflitto e successivamente di resistenza sotto gli occhi di tutti. In Palestina si combatte soprattutto attraverso la cultura e questo è molto significativo. Tengo molto a dire che desidero esplorare la sinergia di diverse forme d’arte (come film, musica, e poesia). Ho realizzato documentari brevi e lungometraggi tra cui Plastici sintetici, Modulazioni, e Sotto il Borqa. In Irak per esempio la cultura è una vera e propria forma di resistenza dall’invasione.
Altra forma di arte che mi è molto cara è la musica, e con Modulazioni ho cercato di spiegare l’evoluzione della musica elettronica.
Un altro lavoro che mi ha segnata è stato il lungometraggio documentario, Cultures of Resistance, che celebra atti creativi di lotta politica. Il film è  stato proiettato in molti festival cinematografici, tra cui l’International Documentary Film Festival di Amsterdam, e ha vinto numerosi premi. In particolare, il film è stato proiettato al Beijing International Film Festival nel 2011, sfidando le norme in un paese in cui la resistenza politica è raramente rappresentata dai media.

Iara Lei è la fondatrice di una vera e propria rete che riguarda Cultures of Resistance Network Foundation? Ci spieghi il movimento.
Rendersi utili, leggere, studiare ed essere sempre informati. È questo lo scopo. Il network è una grande piazza fatta di persone e di idee dove le proprie radici, la cultura e il modo di vivere sono alla base. Essere combattivi attraverso la cultura vuol dire vivere, ed è proprio questo che intendo trasmettere.
In africa soprattutto la cultura deve essere la base per emanare buoni esempi di vita.
Sono stata da sempre sostenitrice di Greenpeace International, Amnesty International, Centro per i diritti costituzionali, Comitato per la protezione dei giornalisti e Medici senza frontiere e molte altre organizzazioni. Il fare rete quindi vuol dire dialogare esportare e far conoscere a quante più persone è possibile. Questo è lo spirito combattivo di Cultura e Resistenza.

 Sei una persona di grande spirito. Quando è nata la passione per la divulgazione della cultura?
Devo ringraziare mia madre, è stata lei l’artefice di tutto. Fin da bambina mi consigliava di uscire, conoscere, vedere, dialogare, apprendere.
Sentimenti ed azioni che non ho mai perso. Queste caratteristiche sono comunque da scoprire in se stessi e devono far parte del proprio patrimonio genetico e il divulgare la cultura e la storia dei popoli  è un po’ la mia missione

Quali sono i tuoi progetti futuri
Certamente non fermarmi. Ho ancora una grande voglia di conoscere e far conoscere. Ho tanti progetti futuri e ritornerò anche in Italia. In fondo essere in movimento è l’unico modo per restare giovani.

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