CUORINERI – Intervista all’autrice Simona Pino d’Astore

 

Se nasci in un posto dove la battaglia quotidiana per sopravvivere è ormai sfociata in una guerra, non sei un bambino, non puoi permetterti di avere un’anima. Sei solo una vittima ignara di altre vittime, sei un condannato, anche se ancora non lo sai.

Ecco l’incipit del romanzo/inchiesta, ispirato a fatti realmente accaduti, Cuorineri di Simona Pino d’Astore, che fa parte della collana Black Line della Graus Edizioni.

Sullo sfondo di una Brindisi deturpata dal contrabbando, dallo spaccio e dalla corruzione, s’intrecciano le vicende di Franco Altavilla, Luigi Narcisi e Luigi Patisso.

Tre nomi reali, tre storie vere segnate da rapine, omicidi, reati penali scontati in carcere per conto di una criminalità organizzata che sembra essere l’unica strada da percorrere per questi tre personaggi, figure portanti nella trama del libro.

Il romanzo, infatti, sottolinea come diventare professionisti del malaffare (così li definisce l’autrice) sia la diretta conseguenza di un’infanzia dominata dalla povertà e dalla privazione, da genitori anaffettivi o violenze domestiche; di un’adolescenza in cui l’ossessione di arricchirsi diventa un bisogno impellente, così come la necessità di emergere nel ruolo di leader del gruppo.

CUORINERI - Intervista all'autrice Simona Pino d’Astore 1

Agli occhi dei tre bambini, poi divenuti uomini, quindi, la vita del mafioso appare come una chiave d’accesso all’agiatezza e alla gloria a cui hanno sempre aspirato.

In occasione della presentazione ufficiale del libro, avvenuta a Brindisi, abbiamo intervistato l’autrice Simona Pino d’Astore.

Com’è venuta a conoscenza della storia di di Franco Altavilla, Luigi Narcisi e Luigi Patisso?
Ho conosciuto i personaggi per motivi diversi dalla stesura del mio libro e l’idea è nata per caso, ma da uno scopo comune: quello di lasciare una testimonianza di tre uomini che hanno vissuto, seppur in momenti differenti, l’ambiente malavitoso traendone ognuno una lezione che li ha portati a cambiare vita.
Loro hanno letto il libro? Cosa ne hanno pensato?
Ovviamente hanno letto il libro e prima di scriverlo, mi hanno rilasciato una liberatoria per raccontare le loro storie e per utilizzare i loro nomi. Cosa ne pensano? Ripeto testualmente: “è un libro meraviglioso, è un capolavoro.” Quasi quasi ci credo. A parte gli scherzi, credono molto in questo progetto e lo vedono un po’ come una liberazione, catartico.
Tre aggettivi per descrivere il suo libro.
Realistico, emozionante, utile per la sua valenza sociale.
Ha pensato ad una trasposizione cinematografica della storia?
Più che pensarci io ci sta pensando qualcun altro che ha già avanzato qualche proposta, ma su questo. ovviamente, mi riservo di parlare quando arriverà il momento.
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