Lamberti (FEDERLAB): “Cambiare il decreto”. La protesta della Calabria sulla sanità

Il decreto Calabria prevede un severo taglio di prestazioni per i cittadini calabresi, con un contraccolpo occupazionale di quasi 10mila persone, tra personale delle strutture e indotto. Dopo tante promesse, il governo ci deve aiutare”. Gli operatori della sanita’ calabrese protestano in piazza Montecitorio e chiedono la correzione in corso d’opera del decreto sanita’ regionale. “La verita’ – spiega Gennaro , presidente nazionale di  Italia – e’ che vogliono fare con la Calabria quello che, qualche anno fa, e’ stato fatto con la Grecia: portarla al fallimento. Di Calabria, infatti, nel decreto che ne porta il nome, non c’e’ niente. Nemmeno una parola, ad esempio, sulla questione principale: il mancato raggiungimento dei livelli essenziali di assistenza. La Calabria e’ in ginocchio. In particolare nella specialistica ambulatoriale, settore vitale per la prevenzione. Esami di laboratori analisi, tac, ecografie, radiografie, per cui vi sono liste d’attesa lunghe ed estenuanti. Come se non bastasse, il decreto consolida tagli gia’ presenti nei precedenti commissariamenti. Insomma, una vera jattura. Noi siamo scesi in piazza per la sopravvivenza perche’ le strutture non possono sopravvivere quando negli ultimi quattro anni hanno subito una decurtazione di piu’ di un terzo dei fondi, passando da 66 milioni e mezzo di 4 anni fa ai 44 milioni di oggi. A tutto c’e’ un limite. Il decreto va riformulato”. Nel mirino la maggioranza di governo. “C’e’ un’emigrazione sanitaria vicina ai 400 milioni di euro. Siamo diventati il bancomat delle altre regioni”, sbotta Elio Perticone, titolare di una struttura di fisioterapia. Il senatore di Forza Italia Marco Siclari guida una delegazione alla commissione sanita’ del Senato. “Non ne possiamo piu’ di vedere bambini che partono con l’aereo per Roma sperando di arrivare primi. Siamo la sola regione d’Italia senza pronto soccorso pediatrico”, dice Siclari. Forza Italia sostiene la richiesta di una modifica del decreto. “Ma per ragioni di necessita’ e urgenza e’ difficile che possa avvenire. Il decreto deve essere licenziato blindato dal Senato”, dice il senatore che tuttavia non dispera di ottenere risultati, anche nel corso di un successivo incontro con la ministra Giulia Grillo.

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