CHI NIENTE FU – Compagnia Ragli

Compagnia Ragli, dopo l’incontro con Pipino, classe 1997, ha accolto la sfida di mettere in scena una visione poetica di tre solitudini. 

Il testo del giovane scrittore, che sta man mano ricevendo vari riconoscimenti, si ambienta all’interno di un palazzo senza intonaco, lontano dal centro di un piccolo paese del Sud e dalle vite che ne fanno parte. 

Un palazzo fatiscente, le vite che ci stanno dentro non fanno rumore. Un palazzo composto da tre appartamenti, in ciascuno una vita silenziosa.

Carmela abita il primo appartamento. Non cammina mai scalza, indossa sempre tre paia di calzini. Niente e nessuno riuscirebbe a vederle, toccarle, sporcarle i piedi. Ha paura di rovinarli, i suoi bei piedi. I piedi, un grande privilegio nella sua famiglia, un altrettanto grande senso di colpa. Avere i piedi costringe all’inerzia, alla solitudine, alla paura di fare passi verso la vita, per un’intera vita. Ma un giorno Carmela comincia a correre.

Per Marino, che abita il secondo appartamento, il mondo, ormai, è finito. Perdere una persona è perdere il mondo, perdere qualcuno è la fine del mondo. Esiliato dalla sua famiglia dopo uno scandalo legato alla “bestia di femminilità” che si porta dentro, tutti lo guardano solo dopo il suo passaggio. E ridono un po’. 

Elvezia vive nell’ultimo appartamento. Dal sei maggio 1942, dopo una scheggia violenta, non vede l’altra del cielo, non ha visto metà della guerra, nella disperazione ammutolita davanti ai bombardamenti. Vede solo una metà e i rumori allora si fanno più grandi, occorre dare loro un nome. Tutto quello che sta dall’altra parte, che sfugge alla sua vista, tutto quello che le corre di lato prima che possa voltarsi, non ha forma, ma un nome sì. E un giorno Elvezia scopre il nome del rumore nel petto: vede l’amore. Lo vede, ora, per intero.

*Il testo Carmela non cammina mai scalza (estratto del testo integrale) ha vinto il premio della Giuria

Popolare ne “La notte della drammaturgia contemporanea”, Festival Shakespeare is now, Teatro Ex

Drogheria, Bergamo 2018. 

*Chi niente fu (non dirà niente), prodotto e messo in scena dalla Compagnia Ragli, ha vinto il Festival Inventaria IX (2019) nella sezione Demo, Teatro Studio Uno, Roma, 2019. 

*Il testo, inoltre, risulta tra i finalisti del Premio Scena&Poesia 2019, sostenuto da Fondazione Cariplo e Centro Culturale Don Bernini, in collaborazione con Teatro degli Scalpellini.

N o t e  d i  r e g i a

Pipino ha scritto tre monologhi. Ogni monologo potrebbe prendere forma autonomamente, forse. Ma leggendoli insieme, uno dopo l’altro, abbiamo subito pensato alla possibilità di un’unica messa in scena. I tre personaggi sono distanti solo in parte: in tutti si scorge immediatamente la condizione di atopos, senza luogo e fuori luogo. 

La letteratura, la filosofia, la psicoanalisi hanno lasciato una lunga bibliografia su chi vive “ai margini”, sui cosiddetti “anormali”. Anche la drammaturgia contemporanea ha esplorato numerose possibilità, mettendo in relazione gli emarginati con la società “liquida” attuale. 

Questo lavoro dal provare ad immaginare che cosa fa nella sua solitudine chi è stato lasciato completamente solo. Non ci sono personaggi “antagonisti” appartenenti al “fuori”, si vuole provare ad entrare nelle stanze di questi personaggi senza fare rumore. 

Troviamo allora due donne e un dimenticati, lasciati soli, allontanati da tutti, che suonano come “affollate solitudini”.

Abbiamo pensato di offrire un luogo a questi atopos, il palcoscenico, e metterli insieme: inquilini di un unico palazzo che via via perdere i contorni definiti delle mura domestiche e diventa un posto in cui l’invisibile si mostra, diserta, si ribella. Uno spazio vuoto, desolato, che inizia ad aprirsi, ospitando ricordi, fantasmi e pensieri che, piano piano, da cristalli congelati e immobili, si trasformano in respiri, voci, danze.

In scena un’unica attrice.” 

Rosario Mastrota – regista 

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