Pollock raccontato a teatro – Intervista a Filippo Stasi

Fabia LonzPollock raccontato a teatro - Intervista a Filippo Stasi
Sabato 15 febbraio, alle ore 21,00, nel Piccolo teatro di JE SO’ PAZZO – Ex OPG, sito in via Matteo Renato Imbriani 218 (Napoli), Giovani Teatri in collaborazione con Piccola Città Teatro presenta SULLE NOTE DELL’INCONSCIO di Fillippo Stasi con Adriano Paschitto, Anna Bocchino, Emanuele Iovino e Nicola Tartarone. La regia è a cura di Filippo Stasi, che abbiamo intervistato.

Come nata l’idea di questo spettacolo?
“Ogni artista dipinge ciò che è” questo affermava Pollock.
Sulle note dell’inconscio è una riflessione personale e comune verso una scelta di vita e per dire ciò bisogna prima di tutto auto convincersi che il percorso che abbiamo scelto è quello che ci valorizza di più, che ci permette di affrontare la vita in modo consapevole . Il lavoro che ho scelto di seguire, tornando all’idea dello spettacolo, è proprio questo. Ossia, tramite Pollock, analizzare e ripercorrere i propri dolori onde raggiungere una consapevolezza di se e di quello che si vuole perseguire.
Perché ha scelto di raccontare Pollock?
Quale studente di scenografia dell’Accademia delle belle arti di Napoli, ho sempre seguito lezioni di storia dell’arte e tra tutti artisti che ho attraversato, ho sempre avuto un affezione particolare per Jackson Pollock. Ma più di tutto del suo metodo di fare arte, nel suo modo di dare vita al suo inconscio, ai suoi istinti. Ho trovato Pollock un artista in perfetta sintonia con il proprio tempo, capace di odiare e amare ciò che lo circondava, e chi più di questo artista poteva aiutarmi ad esprimere il malessere che si vive nel raggiungere  un’ accettazione sociale. Ma per fare ciò bisogna prima di tutto capire che bisogna accettare se stessi.
Nella narrazione del suo spettacolo, si da spazio sia al lato artistico che umano di Pollock?
Tra passato, presente e futuro la narrazione “a quadri” dello spettacolo narra il percorso artistico e umano di Pollock senza mai separare l’uno dall’altro. Ogni passaggio che Jack sceglie di ripercorrere e affrontare e un passo in più verso il raggiungimento ultimo del suo lavoro che sta proprio nella risoluzione della sua vita privata.
Tre aggettivi per descrivere la pièce
Non so dare una connotazione precisa a questo progetto. É nato, si è evoluto e ancora corre verso altri orizzonti. Di sicuro posso tentare, per adesso, di sintetizzarlo in caotico, emotivo, introspettivo.
Quando e come ha iniziato il suo percorso teatrale? Quali sono i suoi maestri?
Fare l’attore. Così rispondevo alla domanda: ” cosa vuoi fare da grande?” Mi affascinava l’idea di poter diventare ogni volta qualcuno di diverso e così decisi di frequentare l’Elicantropo diretto da Carlo Cerciello. In contemporanea seguivo i corsi all’accademia in scenografia per il teatro. Ma è seguendo le lezioni di regia sempre del Maestro Cerciello che ho capito quale doveva essere la mia strada: fare il regista.
Una scelta che ha permesso di avvicinarmi a quelli che oggi sono i miei maestri, oltre che al già citato Carlo Cerciello si aggiungono: Carmelo Bene, Bob Wilson, Giorgio Strehler e Antonin Artaud, senza dimenticare i maestri, colleghi e amici di tutti i giorni con la quale lavoro,  collaboro e cresco: l’associazione Giovani Teatri, Mario Autore, Aniello Mallardo e Ettore Nigro. E infine, permettetemi di poter citare anche altri maestri di vita: mio padre, mia madre e tutta la mia famiglia.
Quali sono i suoi progetti futuri?
Come già citato in precedenza, in quest’ultimo anno ho rafforzato rapporti con molti colleghi ma più di tutti con Angelo Navarro, Mario Ferrillo e Francesco Bellella. Con loro ho cominciato un percorso artistico e professionale che si chiude con una piccola associazione: Giovani Teatri. I progetti personali sono i progetti di tutti perché come una grande famiglia ambiamo alla crescita personale e collettiva verso il riconoscimento in un mondo difficile. A noi piace fare teatro e cerchiamo di farlo bene e speriamo di andare sempre più avanti!.