La politica delle cose concrete

La politica delle cose concrete
a cura di Alberto Tanzilli

Covid 19  prima o poi,speriamo presto,verrà sconfitto e, per comune convinzione, il Mondo non sarà più  lo stesso, come non saranno le stesse l’Italia, la sua politica,la sua economia e la sua organizzazione sociale.

Sarà un momento difficile e complicato sotto vari aspetti,che si presenterà con caratteristiche nuove che  chiederanno a tutti noi di impegnarci  secondo parametri e paradigmi sconosciuti.

In considerazione di questa quasi certezza molti osservatori e commentatori hanno avviato le loro riflessioni sul futuro prossimo venturo, sullo spirito con il quale viverlo e   e sulle modalità con le quali affrontare le difficoltà  che sicuramente si presenteranno,in generale alla società ed in particolare ai diversi comparti e settori nei quali si estrinseca la vita dei cittadini. Alla attuale classe dirigente politica nazionale e locale,in questo periodo affaticata dall’onere di affrontare quello che probabilmente si appaleserà come l’avvenimento più tragico e terribile dal secondo dopoguerra ad oggi,viene chiesto,già da ora,,di iniziare a pensare al dopo pandemia immaginando e prefigurando un nuovo modello di  società e di organizzazione della medesima da proporre alla comunità nazionale ed a quelle territoriali.

In proposito,per limitarci ad un aspetto soltanto, non minime preoccupazioni ci assalgono oggi,dopo la lettura di un articolo apparso ieri sulla cronaca romana de Il Corriere della sera a riguardo di uno degli  argomenti centrali nella vita quotidiana:il trasporto pubblico locale.  A seguito di una paradossale situazione  determinata da una sentenza con al quale il Tar del Lazio,adito da un gruppo di cittadini romani residenti  in prossimità della Stazione Tiburtina, ha sospeso i lavori di demolizione del tratto della Tangenziale Est della città insistente,appunto,sull’area circostante la stazione medesima. I paradossi,tanto per chiarire l’approccio,nella vicenda specifica sono due:il primo è costituito dal fatto che la demolizione della infrastruttura viaria in oggetto era da anni l’obbiettivo primo dello stesso gruppo di cittadini ricorrenti,mentre il secondo si manifesta,concretamente,nella ormai avvenuta demolizione del manufatto interessato e,quindi,nella apparente,ma solo apparente, inutilità del ricorso medesimo. Ma aldilà delle bizzarrie di certi gruppi di pressione,l’elemento che più ci interessa,e che dovrebbe più interessare la Politica e,in particolare il Partito democratico di Roma e del Secondo, è rappresentato dalla posizione della Sindaca Virginia Raggi e dalla sua Giunta.

Virginia Raggi, infatti,ha ritenuto di poter cogliere nella,circostanza,l’occasione non per avviare una seria riflessione sul progetto di delocalizzazione della autostazione nel nuovo sito di Anagnina,come da delibera adottata in Giunta ma osteggiata da un universo mondo (dal Pd nazionale,cittadino e municipale,alla Regione Lazio,dalla Regione Abruzzo,agli Operatori,dalla Regione Toscana ai viaggiatori nazionali, dalla Regione Umbria ai pendolari del Lazio,dai residenti alle compagnie di trasporto internazionale)ma per celebrare sé stessa nella prospettiva,sempre più imminente ,delle prossime elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale della Città. La Sindaca ha così preso spunto dalla iniziativa dai residenti con il loro ricorso al Tar del Lazio per rappresentare il valore del suo operato anche nel comparto del trasporto pubblico locale,in questo caso il trasporto ferroviario,visto che l’area sulla quale insiste la autostazione è direttamente prospiciente la stazione ferroviaria di Roma Tiburtina.

Una infrastruttura moderna e funzionale,snodo di diverse linee ferroviarie sulle direttrici Nord-Sud-Est ma anche elemento centrale del progetto,mai realizzato completamente  ma  mai abbandonato del tutto, dell’Anello Ferroviario di Roma,sulla quale le Ferrovie dello Stato hanno investito massicci capitali pubblici.

E proprio su questo argomento Virginia Raggi ha rivelato la incapacità,sua e della sua Giunta,di affrontare i grandi problemi di una metropoli come Roma provando,invece, ad incantare  la cittadinanza con  dichiarazioni assolutamente risibili. Ha tentato infatti di spiegare che tutti gli interventi adottati sul quel perimetro infrastrutturale, nel quale è ricompresa anche la autostazione,a partire dalla approvazione del progetto di ristrutturazione della stazione ferroviaria di Vigna Clara,sono funzionali,appunto alla chiusura di quell’Anello Ferroviario i cui progetti originari risalgono addirittura agli ultimi trenta anni del milleottocento,agli albori della introduzione del trasporto ferroviario in Italia.

La ristrutturazione della stazione ferroviaria di Vigna Clara,all’inizio della via Flaminia,sulla quale è stato attivato un can-can mediatico degno di miglior causa,non può essere spacciata per un momento significativo del riavvio dei lavori per la chiusura dell’Anello Ferroviario in quanto non risulta  essere  mai stato un punto critico dell’intero progetto. Le vere difficoltà che si frappongono alla realizzazione dell’opera sono diverse e ben più corpose.

La storica difficoltà incontrata dal Comune a rientrare in possesso del rilevato ferroviario  sul quale posare i binari provenienti da Cigna Clara,occupato abusivamente da decenni da un centinaio di piccole aziende industriali o artigiane e la costruzione dei due  ponti ferroviari sul Tevere e sull’Aniene.

Quindi,pere sintetizzare,una operazione di autotutela giurisdizionale con probabili risvolti politico-economici non irrilevanti e  due interventi infrastrutturali di non infima portata finanziaria,oltre alla eventuale costruzione di una o due di stazioni intermedie. Soltanto così la Città potrà essere dotata di una linea ferroviaria circolare in diretto collegamento con le linee Metro,ferroviarie e tramviarie in servizio o in via di costruzione e con i principali centri di scambio con i mezzi di trasporto su gomma.

E soltanto denunciando ora questo ed altri simili  atteggiamenti nell’esercizio della sua funzione di opposizione e assumendo,al contempo, un ruolo propositivo e costruttivo in ordine  varie questioni sul tappeto,  il Partito Democratico di Roma,centrale e municipale,potrà presentarsi all’elettorato sperando di essere percepito come il soggetto politico che nel contesto post epidemia si rivelerà come l’unico necessario ed accettabile nel confronto della richiesta di Virginia Raggi di essere confermata al Campidoglio.

La politica delle cose concrete

                                                                                                                                     Alberto Tanzilli

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