Una lotta contro il tempo per salvare il centro Strampelli di Rieti

 

Una lotta contro il tempo per salvare il centro Strampelli di

 

Ai Centri già esistenti per l’innovazione olivicolo-olearia, il 23 dicembre del 2015, il CIPE (Comitato Italiano per la Programmazione Ecoonomica), approvò un nuovo progetto l’innovazione per un finanziamento complessivo di 3 milioni di euro, di cui il 50% di fondi ministeriali e il restante 50% di co-finanziamento da parte del e dell’ che si sarebbe dovuto realizzare nell’immobile dell’” di Rieti, situato nella zona di .-
Ben poco è avvenuto dopo l’approvazione lasciando un immobilismo durato per ben 8 mesi, fino al 24 agosto 2016, giorno in cui si si verificò il terremoto nell’area centrale della Penisola che danneggiò anche l’istituto Strampelli.-
Qualche mese dopo il sisma, i parlamentari interessati al “progetto dell’olio”, con una interrogazione presentata al ministro della Pubblica Istruzione hanno risvegliato l’attenzione sul problema per sapere se il ritardo nell’avvio della iniziativa, avesse o meno procurato la perdita del finanziamento ministeriale.-
Naturalmente, il finanziamento è stato confermato ed a questo se ne è aggiunto un altro da parte della Regione Lazio con l’annuncio da parte del CREA che a Rieti sarebbe nato il Centro Nazionale di Agricoltura digitale”.- Progetto, questo che sembra stia per essere avviato in un capannone all’interno dello stabilimento dell’ex Ritel al Nucleo Industriale dopo il via libera ottenuto dallo stesso Consorzio Industriale.-
Tutto si sarebbe dovuto realizzare nell’immobile di Campomoro dove Nazareno Strampelli, “l’uomo del grano”, iniziò e realizzò quelle sperimentazioni genetiche che portarono alla nascita di quelle centinaia di qualità di  grano che salvarono il mondo dalla fame.-
Il “progetto dell’olio” è andato avanti senza che la proprietà dell’immobile, ovvero il Comune di Rieti, ne sapesse qualcosa.- Certamente, tutti i proponenti del progetto confidavano sul fatto che la struttura immobiliare di Campomoro, utilizzata dal Centro Ricerche Agricole, fosse di proprietà demaniale, quando invece questa era di proprietà del Comune di Rieti, come volle lo stesso Nazareno Strampelli al momento della sua costruzione.-
Una svista che non si può perdonare a personaggi locali che dimostrano sempre più di non conoscere il suolo natio al quale, invece di portare contributi positivi, fanno soltanto del danno.-
Lo stesso Comune di Rieti, in questi giorni, è in attesa della riconsegna dello stabile da parte del CREA, insieme alla somma che lo stesso centro ricerche ha riscosso, su delega del comune, dall’Assicurazione per il risarcimento dei danni procurati dal sisma dell’agosto 2016.-
A questo punto non resta che il Comune di Rieti possa quanto prima riappropiarsi dell’importante storico complesso immobiliare per poi deciderne il futuro.- Per lo Strampelli sarebbe ottima la realizzazione di un progetto che conservi nel tempo l’indirizzo di ricerca voluto dall’uomo del grano e non di altri che umilierebbero non solo la figura del grande scienziato, ma addirittura la storia della genetica e dell’avvio in Italia e nel mondo della “rivoluzione verde”.

Una lotta contro il tempo per salvare il centro Strampelli di Rieti

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