Napolitano e il processo stato mafia

a cura di Elia Fiorillo

Totò Riina e Leoluca Bagarella avevano chiesto di poter partecipare 

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

all’audizione  del capo dello Stato. L’Avvocatura si era opposta. I Pubblici ministeri lo ritenevano possibile. La Corte ha dato ragione all’Avvocatura.  

 

 

“E ci mancava anche questa”, avrà pensato Giorgio Napolitano nell’apprendere della richiesta  di Totò Riina e Leoluca Bagarella di poter partecipare  all’audizione  del capo dello Stato  al processo sulla presunta trattativa Stato-mafia. L’Avvocatura dello Stato si era opposta alla  presenza dei due boss mafiosi alla deposizione. I Pubblici ministeri del processo invece lo ritenevano possibile. La Corte ha dato ragione all’Avvocatura.

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Napolitano formalizza la richiesta di eleggere subito i componenti Ma forse c’è un modo per scompaginare la logica delle nomine  Csm e Corte Costituzionale

a cura di Elia Fiorillo

 

Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ci avrà riflettuto su non poco prima di prendere carta e penna e scrivere ai presidenti di Camera e Senato. Il problema da risolvere al più presto riguarda l’elezione da parte del Parlamento dei componenti mancanti della Corte Costituzionale e del Consiglio Superiore della Magistratura. Camera e Senato, ma forse è meglio dire le segreterie dei partiti, se la pigliano comoda nell’individuare i soggetti che siederanno su quegli scranni. Ed allora il presidente, messa da parte la moral suasion, che probabilmente discretamente aveva già esercitato sulle formazioni politiche, ha deciso di formalizzare il suo pensiero. La lettera l’avrebbe ben volentieri evitata perché non gli fa piacere di continuare a passare come il direttore d’orchestra che in ogni situazione alza la bacchetta per dirigere. Le critiche di dirigismo antidemocratico provenienti da certi ambiti politici e del giornalismo lo perseguitano da tempo. Ma la precarietà operativa di due organi costituzionali come la Suprema Corte e il Consiglio Superiore della Magistratura non lo potevano far rimanere indifferente.

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