Vitalone e Graziano: “Occorre sinergia tra magistratura, professionisti e banche per aiutare le imprese ad uscire dalla crisi”

Lo hanno detto i giudici del tribunale di Roma e Napoli al forum promosso dal chief restructuring Di Pietro

 

NAPOLI – “Siamo alle soglie di un momento epocale. Lo scorso 30 giugno è scaduto il termine per la procedibilità dei ricorsi di fallimento. Adesso aspettiamo di vedere cosa accade. Il Tribunale si è preparato a questo evento in modo scrupoloso per dare il giusto impulso alla copiosa produzione normativa di questi ultimi mesi. Da una prima analisi delle criticità delle aziende i numeri sembrano essere alti. Dobbiamo valorizzare le norme che il legislatore ci ha dato attraverso una stretta sinergia con i professionisti per offrire il nostro contributo alla ripartenza dell’Italia. Da soli non si va da nessuna parte”.  Questo l’appello lanciato dal magistrato Nicola Graziano, intervenuto nell’ambito del convegno “Come salvarsi dall’insolvenza. Il potere della crisi” organizzato presso la sala convegni del Circolo Nautico Posillipo di Napoli dal chief restructuring Ciro Di Pietro.

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Delitto Borsellino, una verità tutta da scoprire

Delitto Borsellino, una verità tutta da scoprire
a cura di Elia Fiorillo
Le giustificazioni sono tante per provare a legittimare le trattative dello Stato con la mafia, con le Brigate Rosse, con altre organizzazioni malavitose. Vite da salvare, in primo luogo. Il resto non conta. Ma i danni che certe iniziative hanno portato alla credibilità dello Stato sono stati immensi, accrescendo proprio quelle organizzazioni anti-stato che andavano combattute.

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Il difficile compito di Sergio Mattarella – a cura di di Elia Fiorillo

[su_note note_color=”#bef8b3″]Mattarella – La sua parola d’ordine è “discrezione”. Lo è sempre stata. È questione di carattere e, si sa, “il carattere è il destino di una persona”. Quella telefonata al Capo del governo l’ha fatta perché proprio non ne poteva fare a meno. A parte che si “giocava” con la vita e la dignità del “prossimo”. Ma in ballo c’era ben altro. C’era la credibilità dello Stato, l’autonomia della magistratura, il buon senso. Ma come si fa a bloccare l’entrata in un porto italiano di una nave militare del nostro Paese? Ma come si fa a pretendere lo sbarco degli emigranti ammanettati senza il doveroso intervento della magistratura?[/su_note]

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