Autonomie Regioni – De Luca: “Chiediamo che si apra un confronto e un tavolo di discussione sul decentramento”

Autonomie Regioni. Il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca chiede al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni di ridiscutere i rapporti tra Regione e Governo
centrale nel quadro dell’ordinamento costituzionale. “Chiediamo che si apra un confronto e un tavolo di discussione sul decentramento dei poteri.”

 

“La Regione Campania è attestata decisamente a difesa dell’unita nazionale ed è impegnata a garantire i principi di rigore amministrativo e di trasparenza. Pertanto è disposta a qualunque sfida relativa all’efficienza e alla correttezza gestionale. Abbiamo già espresso in sede di conferenza delle regioni la sollecitazione ad applicare costi standard in tutta Italia, uguali per tutti. Il dibattito di questi giorni rappresenta un’occasione per fare intanto un’operazione verità. Si impegnino da subito le istituzioni economiche nazionali e centri di ricerca autonomi per offrire al dibattito, intanto, una base di certezza scientifica alle cifre.”

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Pd e Dp, un divorzio all’italiana

 a cura di Elia Fiorillo  Matteo Renzi ha provato a mettere tra la sua persona e la scissione del Partito democratico ben ottomila chilometri di distanza. E’ andato in California sia per “ossigenare il cervello” ma anche per avere spunti che vorrebbe fare arrivare in Italia sull’innovazione e lo sviluppo di quella realtà. Idee da carpire per la prossima campagna elettorale interna ed esterna al Pd?

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Referendum Almaviva “Atto coraggioso dei dipendenti”

Si è concluso nella tarda serata di ieri, lo scrutino relativo al referendum con cui i lavoratori di Almaviva si sono espressi in merito all’accordo proposto, per non chiudere il sito produttivo di Napoli.
547 Sì, 138 No. “Atto coraggioso quello dei dipendenti di Almaviva di Napoli che hanno scelto di crederci ancora, di continuare a lavorare nell’azienda che avrà bisogno di tutte le loro energie per vincere la sfida delle cifre e del mercato”. (altro…)

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Secondigliano; battaglia per tornare comune autonomo

Siamo favorevoli alla possibilità di indire un referendum che dia la possibilità ai secondiglianesi di poter scegliere se tornare Comune autonomo”. Così in una nota il portavoce cittadino di Fratelli d’Italia a Napoli Pino Oliva e il consigliere della VII Municipalità di Fratelli d’Italia Dario Renzullo. “Un’iniziativa trasversale avviata dal consigliere Pd Pasquale Esposito a cui daremo massima disponibilità – si legge – . Questa è una battaglia che non ha colore politico ma un unico condiviso obiettivo: far rifiorire un quartiere da troppi anni emarginato.
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Punti di vista. Il ritorno della Padania secessionista?

a cura di Elia Fiorillo “Nord e Sud uniti nella lotta”, dalla Lega? Sì, ma non è andata come Matteo Salvini sperava. La rinnovata Liga, “Noi con Salvini” per l’unità ma anche per la salvezza del Paese – dopo averlo in tutti i modi possibili e immaginabili voluto diviso -, non ha raggiunto l’obiettivo che si era prefissato. Ma come, si voleva la nascita della Repubblica Federale della Padania eppoi si diventa unitari come Giuseppe Garibaldi? Questione di numeri. (altro…)

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Gentiloni, Mediaset e Silicon Valley sulle prime pagine dei giornali

Polemica sulle frasi di Poletti, che ha detto “Elezioni in primavera per evitare il referendum”, anche se poi ha corretto il tiro e ha parlato di “scivolata personale”
Governo:

  • Fiducia anche al Senato per il governo Gentiloni. “Ora completare le riforme” (Sole).
    Ma scoppia il caso Jobs Act (Corriere).
  • Poletti: “Andiamo al voto per evitare il referendum”. In rivolta Cgil e sinistra Pd (Repubblica).
  • Il piano di Renzi: alle urne in primavera per evitare il referendum. (la Stampa e Sole 24 Ore).
  • Numeri risicati, rischio stallo nelle commissioni, ma nel pallottoliere irrompono i soccorritori: “Con noi il governo non cade” (Il Giornale)
  • Renzi ha un piano per convincere Berlusconi sulla legge elettorale: Mattarellum corretto con 50% uninominale e 50 proporzionale. (Il Foglio)

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PUNTI DI VISTA; Paese diviso a metà dalla battaglia tra Si e NO

E di tutto l’Italia aveva bisogno che non di una così radicata divisione. Si dirà che l’argomento in questione era talmente importante, vitale, che gli accenti non potevano essere diversi. Il vero problema di queste votazioni è il significato politico che si è voluto dare ad esse. Certo, Renzi ha sbagliato quando legò la sua immagine, con relativa carriera politica, al risultato referendario. E la successiva ammissione dell’errore è servita a poco. Comunque, l’elettore si è trovato a fare i conti con una competizione personale che ha fuorviato il significato referendario, strumentalizzato oltre misura dai partiti di opposizione (interna ed esterna al Pd). Una personalizzazione che ha scatenato una campagna nefasta, fatta d’insulti, tra l’altro, a tutto quello che era “passato”, con immagini negative che rimarranno impresse per anni nel corpo elettorale, sia dei sostenitori del Si che di quelli del No. La voglia di vincere ad ogni costo ha macchiato inesorabilmente questo referendum, facendo passare in secondo piano le vere tematiche che erano in discussione. Con molta probabilità sarebbe andata diversamente se i quesiti referendari avessero puntato non alla globalità della riforma, ma ad un Si o ad un No mirato sui vari argomenti oggetto della modifica costituzionale. Fulco Lanchester, ordinario di Diritto costituzionale alla Sapienza di Roma, è stato l’ideologo della campagna referendaria dei Radicali. Teorizzò il principio di “discernimento”: invece di schierarsi per il No o per il Sì “è possibile seguire due strade alternative, o il referendum parziale oppure per parti separate”. Gli faceva eco il segretario radicale Riccardo Magi: “Il referendum non è una guerra santa”. E annunciava il deposito della richiesta di “referendum per parti separate e siamo certi – affermava – che l’Ufficio centrale solleverà il conflitto di attribuzione alla Consulta. Se non lo farà, impugneremo noi alla Corte il decreto di convocazione del referendum”. Non è andata così.
Anche all’interno del Pd c’era qualcuno che sosteneva qualcosa di simile. Per Miguel Gotor: “occorre abbassare la temperatura plebiscitaria che Renzi vuole alzare, altrimenti finiamo nel pieno della deriva berlusconiana. E siccome la Carta è di tutti è incivile imporre un quesito unico”. Preoccupazioni e timori che non hanno sortito alcun effetto. Forse, con il senno del poi, c’è chi sosterrà che sarebbe stato meglio la votazione per parti separate. Non si sarebbe arrivati alla personalizzazione referendaria, né alla bocciatura di tutte le proposte di modifica. Con molta probabilità su alcune questioni avrebbe vinto il Si, su altre il No. Insomma, alla fine né la maggioranza, né l’opposizione avrebbero potuto gridare alla vittoria. Ma si sarebbe evitata una campagna referendaria di spaccatura, senza che alcune problematiche acclarate da tempo ed obsolete presenti nella Carta costituzionale potessero essere rimosse. Un’impostazione per quesiti avrebbe comportato anche un vero approfondimento sulle varie tematiche presenti nella riforma costituzionale. Si sarebbe anche evitata la semplificazione approssimativa e, soprattutto, fuorviante fatta dai troppi slogan generalisti che hanno sintetizzato ai soli fini di potere, sia da parte dei sostenitori del Si che di quelli del No, un evento importante per tutto il Paese. Soprattutto si sarebbe evitato il rischio delle impennate speculative dei mercati e delle borse che diventano il vero pericolo per un’Italia che in fatto di condizioni economiche non può dire di essere in una condizione smagliante. Passata l’ondata della delusione da una parte e dall’esaltazione per la vittoria ottenuta dall’altra, forse sarà il caso di un’attenta analisi retroattiva su quello che è avvenuto dal momento in cui si è lanciato il referendum. Un esame scrupoloso fatto su tutte le parti in campo in merito alle prese di posizioni, agli opportunismi calcolati, alle generalizzazioni volutamente fuorvianti, alle semplificazioni menzognere. Tutte cose da non ripetere. E’ andata così stavolta, ma la lezione speriamo che serva a tutti, sia a sinistra, che a destra, che al centro.

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Referendum (SI); le ragioni dell’ A.N.E.I. associazione ex internati nei lagher Nazisti

aneiSi  svolgerà Venerdì 2 dicembre alle ore 11,00 presso l’Hotel Mediterraneo di Napoli, la Conferenza Stampa del Presidente del  A.N.E.I. Nicola Baiano, sulle ragioni di sostegno del SI al referendum che si terrà domenica.  L’A.N.E.I. è un Ente Morale ,che associa in campo nazionale gli ex internati nei lagher Nazisti. Considerato  l’importanza sociale e politica dell’appello lanciato dall’A.N.E.I  a sostegno del Si, tendente  a riammodernare il Paese e le sue articolazioni, per dare una speranza alle giovani generazioni.

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