Le troppe sfide interne della politica nostrana

 In fatto di “sfide” l’Italia non è seconda a nessun altro paese.
Le competizioni però sono quasi tutte interne alla politica. Tra partiti e partiti, tra componenti e componenti, tra
leader, o presunti tali, e leader.

 

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La partita in panchina di Renzi e Berlusconi

a cura di Elia Fiorillo
Ballottaggi Comunali 2016. A Roma, Milano, Torino e Bologna i leader restano a bordo campo

Uno, Silvio Berlusconi, sarà operato al cuore per la sostituzione di una valvola aortica. L’altro, Matteo Renzi, sta benissimo ma non parteciperà a sostenere i candidati del suo Pd  nelle prossime tenzoni prima dei ballottaggi finali delle Comunali. Insomma, entrambi “fuori gioco”: l’ex Cav. per impedimento fisico; il presidente del Consiglio per evitare la personalizzazione del voto.  La loro esclusione, comunque, in qualche modo influenzerà il risultato finale degli scontri all’ultimo voto.

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I  tormenti di Renzi e Berlusconi   in vista dei ballottaggi

Renzi BuonannoA cura di Elia Fiorillo
La puzza di bruciato Matteo Renzi l’aveva avvertita da tempo. Che per il suo Pd le elezioni comunali non sarebbero andate come lui sperava era diventata una certezza man mano che i giorni passavano. Bisognava limitare i danni. Minimizzare da una parte ed enfatizzare dall’altra. Le Comunali non potevano – ne soprattutto dovevano –  diventare la prova del fuoco per il suo governo. Quelle erano competizioni locali dove si misuravano candidati che rappresentavano il frutto di mediazioni territoriali che con le strategie nazionali non c’entravano. Il referendum costituzionale invece, per il segretario del Pd e capo del governo, doveva essere il banco di prova del suo operato: da segretario dei democrat e da inquilino di Palazzo Chigi.
Come si fa a non vedere, e soprattutto approvare, gli sforzi per “cambiare l’Italia”, per riformarla, dopo anni di promesse non mantenute? Questo il ritornello che probabilmente è ripassato nella testa di Renzi un’infinità di volte. Lui c’era riuscito a cambiare “la Costituzione più bella del mondo”, che però in fatto d’efficienza di problemi ne aveva, a partire dal “bicameralismo” perfetto. Anche l’Europa, sempre prodiga di richiami e sanzioni verso il nostro Paese, aveva cominciato a guardarci in modo diverso. Non più un soggetto che “promette sapendo di non poter mantenere”,  ma una realtà virtuosa, soprattutto per merito dei suoi attuali governanti, che con determinazione stavano dismettendo un vestito incredibilmente pieno di toppe. E c’erano quasi riusciti anche a parere di una tosta signora tedesca di nome Angela Merkel. 
A Roma, l’ex sindaco di Firenze, se l’aspettava il salto in avanti della Pentastellata Virginia Raggi. Credeva  però anche in un distacco meno vistoso dal suo candidato Giachetti. Il sospiro di sollievo l’ha tirato solo quando è stato certo che al ballottaggio ci sarebbe andato  l’ex radicale Roberto Giachetti grande conoscitore dei problemi di Roma Capitale avendo dal 1993 al 2001 ricoperto prima l’incarico di capo della segreteria eppoi quella di capo di gabinetto del Sindaco di Roma Rutelli. Certo, Meloni e camerati al ballottaggio appoggeranno il sindaco in pectore Raggi, ma l’opposizione del Pd sarà “dura e pura”. Meglio così, l’importante è che il suo Giachetti non sia finito come Valeria Valente a Napoli. 
De Magistris, il sindaco di strada, sta cantando vittoria soprattutto verso il suo nemico giurato Matteo Renzi. In verità “Giggino ‘a manetta”, soprannome che si porta dietro dai tempi del suo impegno in magistratura, sperava di fare Bingo al primo giro. Che schiaffo per il governatore campano De Luca e per lo stesso presidente del Consiglio che non sono riusciti a portare Valeria Valente, ex delfina dell’ex sindaco e governatore campano Bassolino, almeno al ballottaggio. Certo, Antonio Bassolino si dichiarerà dispiaciuto per la sconfitta del Pd ma al disappunto è certo che aggiungerà: “io ve lo avevo detto!”. E pensare che c’è stato un momento in cui si pensava che Giggino non ce l’avrebbe fatta a reggere Napoli, si sarebbe dimesso. Poi è venuto il cambio di tendenza sia per la legge Severino che l’ha trasformato in sindaco di strada, ma anche per il braccio di ferro tra lui e Renzi su Bagnoli. Chi conosce bene De Magistris, una volta riconfermato sindaco, comincerà a guardare Palazzo Chigi come una sua possibile futura dimora. Matteo Renzi già ha archiviato le Comunali e, proprio per le sconfitte subite, già pensa al futuro ovvero al referendum: “Prepariamoci comunque a una battaglia durissima, perché ci sono tantissime persone che temono di perdere il potere che hanno nei palazzi romani e sanno che il referendum è lo strumento che potrebbe servire a spiazzarli tutti”. 
Dal canto suo Silvio Berlusconi deve decidere “cosa farà da grande”. Per lui non c’è un referendum che lo possa far uscire dalla situazione a dir poco critica in cui si trova. Per sua fortuna Giorgia Meloni non si misurerà con Virginia Raggi. Alfio Marchini, in cui l’ex Cav. tante speranze aveva riposto, non è andato oltre uno striminzito 11 per cento. Che farà Berlusconi a Roma? Continuerà in un sotterraneo “Patto del Nazzareno” come sostengono i suoi denigratori o anche lui come Fratelli d’Italia e Lega si schiererà per i Grillini? Berluscaz, come lo chiamava Bossi,  qualcosa si dovrà inventare per ribaltare una situazione che sta diventando disperata, anche per il “si salvi chi può” che i suoi adepti stanno già da tempo pronunciando. Ci sarà stavolta l’ennesimo colpo di teatro dell’ex “Unto del Signore”?

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