Storie d’ordinaria migrazione?

 

a cura di Elia Fiorillo

 

  Nell’era della mediaticità, ma anche dell’indifferenza globalizzata, uno scatto fotografico può far più di conferenze internazionali, di cortei di proteste, di migliaia di parole a volte incomprensibili.

 

Le gambette penzoloni. Le scarpette scure ai piedini.  Il viso non si vede, è nascosto dietro il poliziotto che con cura –  e dolcezza – lo ha tra le braccia. Trasporta il corpicino non su un giaciglio normale dove  rivedrà la luce al risveglio,  dopo un po’ di ore di sonno ristoratore. No, il piccolino è morto tragicamente in mare e lo stanno portando in una fredda, piccola, bara. Insieme a lui hanno perso la vita il fratellino e la mamma. Storie d’ordinaria migrazione. Stavolta però la foto di quel bambino siriano nel suo ultimo viaggio ha emozionato tanti. Più delle piccole bare bianche, ricoperte da un fiore o un peluche, tra tante altre negli rituali funerali di povera gente, morta nel sogno di una vita diversa: lontana dalle guerre, dai soprusi, dalla fame.

Nell’era della mediaticità, ma anche dell’indifferenza globalizzata, uno scatto fotografico può far più di conferenze internazionali, di cortei di proteste, di migliaia di parole a volte incomprensibili. Un passe-partout involontario che ha aperto tante coscienze alla pietas, al sentire quel bambino di tre anni un figlio, un nipote. Un esserino da vezzeggiare, d’accarezzare, d’amare che non è giusto che sia morto a mare a solo tre anni.

Quella foto per un po’, solo per un po’, ha fatto tacere i populisti-sciacalli esperti in dichiarazioni roboanti sui mali dell’emigrazione. Gli opportunisti che utilizzano i drammi degli altri, che una volta sono stati anche i nostri, per drenare voti in nome del intaccato, dell’illegalità importata.

Sarà stata una combinazione, o forse una goccia che ha fatto traboccare un vaso troppo pieno, o un calcolo politico-mediatico, ma quella foto ha rappresentato un inizio di cambiamento nelle politiche d’accoglienza dei migranti. Frau Angela Merkel, la tosta cancelliera tedesca,  ha capito che non poteva continuare nella politica dei “no”, dell’austerità a tutti i costi, della Germania virtuosa chiusa nel suo benessere. Al di là di tutto, forse ha pensato che la sua immagine – e quella del suo Paese –  ne avrebbe risentito continuando nel vecchio ritornello degli “altolà”. Ha dato allora un sorprendente “via libera” per l’entrata in Germania di tanti disperati, che da giorni speravano di poter passare quelle frontiere blindate. Eppoi, sono venuti gli altri. Singolarmente si è accodato, con qualche distinguo, anche il premier inglese Cameron, sempre contrario alla ripartizione per quote europee dei migranti. E il presidente francese Hollande ha ipotizzato strategie militari contro la Siria di Assad per bloccare i flussi migratori. Insomma, un cambio repentino di rotta che fa ben sperare per il futuro.

I suoi denigratori, esterni ed interni alla Chiesa, in cuor loro l’avranno definito probabilmente un folle “supercomunista” quando hanno ascoltato le sue parole all’Angelus di domenica. Papa Bergoglio più esplicito di così non poteva essere: “Rivolgo un appello alle parrocchie, alle religiose, ai monasteri e ai santuari di tutta Europa ad esprimere la concretezza del Vangelo e accogliere una famiglia di profughi”. E, ancora, coerentemente, coinvolge “i miei fratelli vescovi d’Europa, ricordando che misericordia è il secondo nome dell’Amore. Anche le due parrocchie del Vaticano accoglieranno in questi giorni due famiglie di profughi”.  Gli fa eco il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, che afferma: “Le parrocchie italiane sono 27.133 e se ciascuna ospitasse una famiglia di 4 persone sarebbero 108 mila a trovare un alloggio. Spero che si realizzi questo auspicio”.

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