MASCIA CON IL GUARDIANO DI PINTER IN SCENA AL SANITÀ RIVENDICA IL TEATRO

Il guardiano del premio Nobel Harold Pinter, interpretato da Franco Iavarone, Francesco Paolantoni e Nello Mascia, che ne cura anche la regia, debutta in città sul palcoscenico del Nuovo Teatro Sanità diretto da Mario Gelardi. Si va a teatro venerdì e sabato alle ore 21 e domenica 6 alle 18.  Per Mascia un modo per rivendicare un’idea di teatro che restituisca all’attore la centralità dell’attività creativa e per questo motivo ha scelto un testo che analizza in maniera spietata le dinamiche della lotta alla supremazia e il conseguente logorio dei rapporti quotidiani e l’incapacità di andare al di là dei propri interessi personali. 

Scritto nel 1959 e andato in scena nel 1960, Il guardiano segna vero successo che Pinter riscuote con il suo teatro. Una metafora efficacissima della vita: un senzatetto viene ospitato in casa da un personaggi quasi autistico, che gli proporrà in seguito di lavorare nello stabile in qualità di guardiano. Proposta che gli verrà fatta anche dal fratello dell’uomo, che parla e agisce ai limiti della schizofrenia. Il clochard accetta volentieri di vivere finalmente con un tetto sulla testa, ma non perde occasione per lamentarsi degli spifferi, delle perdite d’acqua dal soffitto, delle nuove che gli vanno strette. Per di più senza aver intenzione di accettare l’incarico. La sua presenza diverrà elemento di rottura dell’equilibrio fra i due fratelli, i quali, in fin dei conti, non comunicano mai per davvero. Infatti non sono quasi mai contemporaneamente in scena. Il guardiano è un archetipo cristallino di conflittualità pinteriana, delimitata in un ring, ma resa folle perché impossibile rintracciare l’oggetto della contesa. I tre personaggi sono tutti egualmente chiusi e determinati, e tutti illusi di comunicare e affermarsi sugli altri.

«Non viviamo nel migliore dei mondi possibili – commenta Mascia – e nel breve tempo della nostra esistenza artistica trovo che sia controproducente perdere minuti preziosi a lamentarsene. Bisogna essere disposti a pagare di tasca propria, emotivamente ed economicamente. Delle istituzioni non mi interessa nulla e nulla mi aspetto da loro. Cerco di usarle per fare ciò in cui credo. L’obiettivo è quello di tutelare il nostro patrimonio attoriale, ormai disperso, per trasmetterlo integro e puro come a noi lo insegnarono i nostri maestri. Si è smarrito il senso della recitazione napoletana più genuina». 

Info e prenotazioni: 3396666424