Testamento biologico – Silvia Giordano (M5S): “finalmente abbiamo vinto questa battaglia di libertà”

Testamento biologico – Assistere alla seduta del Senato, vedere approvata la legge sul testamento biologico e sedere accanto a Mina Welby è stata l’emozione più forte che ho vissuto in questi cinque anni trascorsi in Parlamento.




Quella sulle Dat è stata per me la battaglia di tutte le battaglie fatte contro i giochi di potere, i ricatti politici e i pregiudizi di chi si nasconde dietro la religione cattolica per mascherare la propria indifferenza. Tutti sanno che questa è stata anche una battaglia personale, perciò ho voluto presentare una legge a mio primo nome. Una battaglia che ho combattuto in nome di mia madre: una donna malata di Sla per sette anni che ci ha lasciato lo scorso gennaio. Una donna che ha deciso di vivere nonostante fosse imprigionata in un corpo immobilizzato.

Io ho rispettato la sua scelta di andarsene in modo “naturale”, tanto per usare una di quelle parole che la politica e gli oppositori, che hanno tenuto bloccata la legge per sette mesi al Senato, hanno fatto diventare tanto di moda. Eppure, in cuor mio pensavo, che non c’è proprio niente di naturale nel veder peggiorare giorno dopo giorno le condizioni della persona a cui vuoi più bene al mondo.

Che cosa ci sia mai di naturale nel non poter parlare, nel farti pulire, vestire e lavare da altri, nel non poter dare un bacio ai tuoi nipoti o giocare con loro, nel non poter tossire e nell’essere alimentata da una flebo? e a sentirti letteralmente morire io davvero non lo so. Ma la sua morte nonostante sia stata deleteria, sfiancante, una lenta e infinita tortura è stata “naturale” , così dicono gli altri, perché lei non ha voluto far staccare la spina.

Dio solo sa quanto amo mia madre, forte testarda e tenace fino alla fine, mi manca e la vorrei ancora qui con me. In ogni modo, in ogni condizione. Anche con 300mila tubi. E penso che non ci sia figlio o genitore al mondo che in fondo non desidererebbe lo stesso quando muore una persona che è parte di se. Così come penso che la SLA è davvero uno schifo di malattia e che non tutti farebbero le stesse scelte che ha fatto mia madre.

L’amo ed è ancora il mio faro, ma io sono la prima a non fare la sua stessa scelta nel caso dovessi rivivere su di me quello che ho vissuto solo tramite lei. Quell’incubo. E il pensiero che qualcuno possa non lasciarmi decidere, che non mi dia retta o che mi critichi per una scelta così personale mi fa venire i brividi e sinceramente anche un po’ di voltastomaco. Sono queste le Dat. Sono il diritto garantito alle persone che si trovano a vivere quello che ha vissuto mia madre di poter scegliere della propria vita. E oggi che finalmente l’ipocrisia ha lasciato il campo al buon senso e alla civiltà, io ringrazio tutti coloro che hanno permesso di vincere questa battaglia per la libertà.



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