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Residence  storiche: Ercolano,  alla scoperta di palazzo Arcucci

Residence  storiche: Ercolano,  alla scoperta di palazzo Arcucci

Ercolano è una città particolarmente ricca tanto di arte quanto di storia, nonostante talvolta si tenda a sottovalutarla da questo punto di vista. Il settecentesco palazzo Arcucci ubicato in via Marittima rappresenta un importante luogo di grande valore naturalistico, artistico e culturale.  Compare già nelle mappe del Duca di Noja del 1775. (altro…)

TEATRI: MASSIMO LOPEZ, CHIUDERE SIGNIFICA ROVINARE FAMIGLIE

“Chiudere i teatri significa rovinare le famiglie e tante persone che lavorano nell’indotto, considerando che molti non lavorano da marzo. Mi piacerebbe che il paese non morisse di fame e che si facesse grande attenzione ma con una logica: vedo scene da metropolitane e treni superaffollati, come si fa a pensare di stare uno addosso all’altro e intanto chiudere luoghi dove ci sono precauzioni e molta attenzione?”. Lo ha detto Massimo Lopez, attore e conduttore televisivo, ai microfoni di Mariù Adamo in un’intervista realizzata per Mattina 9, il morning show in onda su Canale 9 – 7 Gold.

“I teatri hanno preso delle misure di grande attenzione: da quando hanno riaperto lo scorso giugno non ci sono stati contagi. Hanno preso misure per mantenere le persone a distanza, hanno fatto sanificazioni”.

In conclusione, Lopez ha commentato la sua guarigione dal Covid: “Sono tornato negativo, sono stato fortunato: nel mio caso si è trattato di una febbre sopra ai 38,5 ma una volta passata sono stato meglio”.

Parthenope Inferno Celeste – Intervista a Silvana Campese

 

Il romanzo di Silvana Campese Parthenope Inferno Celeste – I molteplici volti
dell’umanità edizioni Phoenix Publishing (150 pagine, euro 14), scandisce il ritmo di
una saga familiare ambientata a Napoli a partire dalla fine della Prima Guerra
Mondiale fino agli albori del Terzo millennio. Attraverso vite, vicissitudini, passaggi
epocali e molteplici eventi, anche naturali come il terremoto del 1980, e seguendo le
esperienze umane dei numerosi personaggi di primo e secondo piano, l’autrice ha
ricostruito un quadro storico-politico dell’epoca in cui si svolgono i fatti.

Il Mezzogiorno ha intervistato l’autrice Silvana Campese.

Come è nata l’idea di scrivere questo romanzo?
Il romanzo si divide in due parti ma  l’idea, l’input in realtà  fiorirono sulla spinta di una forte esperienza lavorativa da me vissuta tra la fine del secondo e gli inizi del terzo millennio e riguardavano quella che poi sarebbe diventata la seconda parte: anni dopo la fine di Mariuccia, la zia tanto amata, le nipoti, Justine figlia del fratello Pasquale e Carmela, figlia della sorella Angela, sono le protagoniste, ciascuna nel proprio ruolo di docenti, L’una nell’impresa (consorzio di imprese) del padre, l’altra in un Istituto superiore pubblico. Quindi posso affermare che la seconda parte nacque per prima ma, mentre tentavo di creare la prima bozza del romanzo, mi si affollavano nella mente una molteplicità di personaggi a segnalare la necessità di risalire alle origini, a reclamare ciascuno ruolo e collocazione nello spazio e nel tempo in relazione a quella che prorompeva da subito in tutta la forza del suo vissuto e della sua personalità e che sarebbe quindi diventata la vera protagonista, la mia Maria/Parthenope! In realtà quindi sono state/i loro, Michele, Catello, Carmelina, Ciro e quant’altre/i a venirmi a cercare per esistere non più e non solo in quanto immagini senza nome o confusi flash nell’archivio cui attinge chi scrive, tra fantasia e vissuto, ma per darmi il coraggio e la forza di creare una vera e propria saga familiare.
Che ruolo ha Napoli nella storia?
Napoli è protagonista non solo in quanto la saga familiare si svolge principalmente a Napoli ma anche e soprattutto perché io ho inteso in qualche modo identificarla in Parthenope/Maria. Inoltre Napoli è da sempre e per eccellenza città metropolitana e cosmopolita e la sua popolazione in apparenza ha caratteri e psicologie, abitudini e tradizioni, identità e cultura tipicamente partenopee ma a ben vedere questa città è un mondo, anzi è il mondo ovvero genera in sé tutti “i molteplici volti dell’umanità”. Napoli è un magma ribollente di energie e di passioni, una città difficile e irresistibile al tempo stesso dove tante/i delle sue figlie e dei suoi figli portano avanti una lotta quotidiana barcamenandosi alla meno peggio, arrangiandosi, cercando di sopravvivere in un caos di violenza e di ingiustizie. Una città in cui Jean Noel Schifanò disse che “domina il chiaroscuro e si concilia l’inconciliabile”. Napoli è per me una cartina di tornasole, una finestra sul mondo per osservarne attraverso tutto quello che la città indica da sempre in forme di premonizione tragica o gioiosa, in perenne e vitale profezia. Negli ultimi decenni tuttavia anche Napoli ha subito gli effetti narcotizzanti della omologazione caotica e distruttiva che ha pervaso inesorabilmente le metropoli e le città del mondo globalizzato, di quel ‘villaggio globale’ cui già nei miei precedenti lavori di narrativa ho molto polemicamente fatto riferimento. Ed infatti la ricerca di quel qualcosa che sta per essere o accadere anche altrove, quasi ovunque nel mondo e di cui la mia città offre in anticipo il segno, quando non la più drammatica premonizione, richiede oggi una particolare capacità di saperla fare nel profondo.
Cosa rappresenta per lei Parthenope?
Maria è Parthenope ma lo sono anche in altri modi la madre Carmela, Justine, Angela e altre figure di donne perché rappresentano la forza del femminile, quella che permette alla maggioranza delle donne di fronteggiare la realtà anche nei momenti più difficili e drammatici. Anche nel presente ne stiamo avendo un esempio straordinario… Mi riferisco alla pandemia di Covid-19 in atto e purtroppo in piena seconda ondata. Parthenope è per me l’emblema del femminile che affronta la vita; l’eterna lotta tra il bene e il male pervade Parthenope/Neapolis come le pagine di questo mio libro che è al tempo stesso Parthenope/Inferno Celeste ma anche un lungo canto per alcuni versi nostalgico, per altri d’amore per le sue origini e la sua millenaria cultura.
In questo romanzo, il ruolo della donna è centrale.
Sì, centrale… Ma questo dipende molto dalla mia storia di impegno nel Movimento femminista ed in particolare di appartenenza per quasi mezzo secolo al gruppo storico delle Nemesiache. Noi fummo e ancora siamo una realtà del femminismo che si ricollega a Napoli, al Vesuvio, ai Campi Flegrei, a Cuma, alla Sibilla, alla Sirena Parthenope, per esprimere le nostre radici: il femminismo a Napoli è nato da Napoli e dalle sue radici, dalla realtà delle lotte di donne che non si sono mai lasciate colonizzare ma continuarono e continuano a volte anche a fianco dell’uomo ma separatamente, distanti alla ricerca dell’armonia per vendicare tutta la violenza che è stata fatta a Napoli, alla Madre Terra, alle Sibille, alla Vita, alla Bellezza. La nostra fu ed è lotta per per esserci, esistere, costruire storia da soggetti pensanti e coscienti, in tutta la propria dignità e bellezza, per esprimere liberamente energia, creatività, arte e cultura. Cultura femminile! Non necessariamente contro perché questo significherebbe limitare la libertà e sentirsi vincolate  ovvero si ridurrebbe il tutto solo a denuncia e rivendicazionismo. Discorso peraltro di una attualità sconcertante…
Perché ha scelto questo titolo per il suo romanzo?
Non è solo mio il merito. In realtà fu scelto insieme ai giovani e bravi componenti il gruppo  editoriale Phoenix Publishing. Ci piacque molto perché racchiude molto efficacemente in sé quasi tutti i contenuti che ho espresso rispondendo alle altre domande.
In questo romanzo, si ripercorrono vari eventi storici. Come ha svolto le sue indagini per poterle raccontare?
Essendo nata nel 1948, è ovvio che per non pochi eventi avessi io stessa ricordi molto utili sia per esperienze dirette che per narrazioni abbastanza dettagliate e attendibili dei nonni materni e dei miei genitori e zii. Per cui ho dovuto solo in alcuni casi cercare conferme per non incorrere in errori che riguardassero date o dettagli. Per altri ho approfondito le mie nozioni e/o informazioni servendomi di alcune fonti tra cui per esempio Il Mattino del 1934; L’amara storia dell’Unità d’Italia di Angelo Manna; I Savoia e il massacro del Sud di Antonio Ciano.

AGIS CAMPANIA: Precisazioni doverose sui finanziamenti regionali per lo spettacolo

 

Si legge sulla pagina ufficiale del Governatore Vincenzo De Luca che la Regione Campania ha stanziato 15 milioni di Euro per lo spettacolo dal vivo. Sempre qui si annuncia l’uscita di un bando a sostegno dei lavoratori dello spettacolo.

Un’ottima notizia se questo significasse l’adozione di nuove misure ad ulteriore integrazione di quanto già destinato al settore per legge. Ma così non è dal momento che i 15 milioni di cui parla il Presidente De Luca si riferiscono alle risorse strutturali ed ordinarie erogate ogni anno dalla Regione sulla base della legge-quadro 6/2007 che disciplina i contributi per le imprese campane del teatro, della danza, della musica, dello spettacolo viaggiante.

Contributi che, contro i 12 mln di finanziamento del 2019 e solo dopo aver accolto le istanze dell’AGIS, sono stati portati a 15  quale integrazione per la parziale copertura delle perdite che le tante imprese del settore hanno riportato nei primi quattro mesi di lockdown.

Per quanto riguarda il bando a sostegno dei lavoratori dello spettacolo bisogna chiarire che questo si riferisce ad un discusso dispositivo promulgato a luglio (con una dotazione economica di 2,5 milioni di euro) andato pressoché deserto per le modalità di accesso al contributo. Attraverso un nuovo dispositivo non ancora promulgato la Regione si appresta ad utilizzare le risorse avanzate con un nuovo bando rivolto a sostenere una platea di lavoratori più vasta.

Fatto sta che il contenuto di questa dichiarazione, che si riferisce dunque a precedenti  stanziamenti economici, sta di fatto creando molta confusione nel settore nonché generando malcontento e risentimento verso la categoria da parte di altri lavoratori, come ben si evince dai commenti pubblicati in risposta nella stessa pagina.

Una situazione che, in questo momento di difficoltà, danneggia ulteriormente l’intera categoria e compromette ancor più il futuro di oltre 12.000 lavoratori dello spettacolo della Campania.

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