ANTE NATA – Gianluigi Maria Masucci e la comunità

 

Lunedì 21 dicembre 2020 nel giorno più breve dell’anno un fascio di luce partito dall’ipogeo si è sollevato verticalmente verso la volta attraversando la navata centrale della Basilica di San Giovanni Maggiore completamente al buio, immersa nel canto di Monica Marra, voce ancestrale, mantra femminile napoletano. Le persone hanno partecipato all’opera collettiva bruciando in alcuni bracieri posizionati intorno al fascio luminoso dei pensieri di “per- dono”.  Questo rito sacro e artistico allo stesso tempo ha introdotto la terza tappa del progetto “La congiunzione degli opposti”, di Gianluigi Maria MasucciANTE NATA, un invito a rintracciare il rapporto con l’origine e a scoprire i valori di una comunità.

L’opera in fieri

Un tavolo e due sedie nella navata sinistra della Basilica di San Giovanni Maggiore definiscono uno spazio di ascolto  collega passato, futuro e presente. Le persone possono sedersi e condividere ricordi personali, drammi, gioie, aneddoti. Attraverso la ricostruzione dei loro alberi genealogici si intessono legami e si sciolgono nodi.

Un artista che, come nel rinascimento, dipinge in chiesa si fa tramite per la memoria. E’ ANTE NATA, letteralmente “nata ” ma anche “d’avanti a lei”, l’opera che Gianluigi Maria Masucci sta realizzando in collaborazione con i cittadini. Masucci sta raccogliendo fuori e dentro la basilica frammenti, fotografie, oggetti, ricordi e video-testimonianze di storie tramandate oralmente che ricostruiscono la memoria ancora vivente dei luoghi e delle relazioni.

Il lavoro artistico in fieri è un flusso materiale e immateriale.

·         E’ lo spazio di ascolto installato nella navata sinistra della Basilica composto da un tavolo, le sedie e i ricordi affidati dai partecipanti: fotografie, oggetti, ricordi grazie ai quali si stanno ricostruendo gli alberi genealogici simbolo della memoria individuale e collettiva.

·         Sono oltre 50 le video-testimonianze, ognuna rappresentativa di intere famiglie, che vanno a formare il corpo delle memoria raccolte da Masucci. Persone incontrate dentro e fuori la Basilica che poi concorreranno a far parte di un’opera artistica finale, collettiva.

·         E’ “La Trasmutazione della fratellanza” grandi pitture verticali di 10 metri per 1,5 metri che Masucci sta realizzando all’interno della chiesa con inchiostro di china su carta da 200 gr. L’artista lavora sulla verticalità, in particolare sulla discendenza: i dipinti vengono realizzati dall’alto verso il basso in piano contemporaneamente con due mani pennelli da calligrafia. La verticalità richiama il simbolo dell’albero della croce, ciò che accomuna i dipinti è un’interruzione all’altezza dell’incrocio tra l’asse verticale e orizzontale: Dove i segni si smaterializzano e diventano preghiera perché è nel rapporto tra le persone e nel recupero del valore della memoria e dell’incontro, che è possibile la fratellanza.

“La voce delle pietre si unisce a quella antenati. La basilica di San Giovanni Maggiore, frutto di una storia più che millenaria, ospita le geneaologie della comunità che abita l’intera area. Sotto l’egida della sirena Partenope, passato e presente si saldano determinando un senso di spiritualità comune e guardando a un futuro condiviso” spiega lo storico dell’architettura Andrea Maglio.

La presentazione-performance di ANTE NATA del 21 dicembre 2020

Lunedì 21 dicembre 2020 nel giorno più breve dell’anno un fascio di luce partito dall’ipogeo si è sollevato verticalmente verso la volta attraversando la navata centrale della Basilica di San Giovanni Maggiore completamente al buio, immersa nel canto di Monica Marra, voce ancestrale, mantra femminile napoletano. Otto panche intorno al raggio di luce, hanno variato la loro disposizione canonica frontale creando un circolo attorno al quale si sono strette prima le donne più anziane, poi quelle più giovani sedute sul pavimento. Le persone hanno partecipato all’opera collettiva bruciando in alcuni bracieri posizionati intorno al fascio luminoso dei pensieri di “per- dono”.

Gianluigi Maria Masucci che ha guidato lo svolgersi dell’evento ha introdotto con queste parole: “Possiamo, oggi, pronunciare ancora la parola Amore senza essere banali? Ve lo chiedo e me lo chiedo in una Basilica antica 2000 anni, al buio. Possiamo pensare di poter scoprire, assieme, qualcosa di straordinario che fino ad oggi l’ non ha ancora vissuto? Le nuove epoche arrivano sempre dopo grandi cataclismi, ed epidemie. L’ottimismo, oggi, è una forma di responsabilità. Cosa vogliamo al centro?”

Questo rito sacro e artistico allo stesso tempo ha introdotto la terza tappa del progetto “La congiunzione degli opposti”, di Gianluigi Maria MasucciANTE NATA, un invito a rintracciare il rapporto con l’origine e a scoprire i valori di una comunità.

La performance artistica si è tenuta a conclusione della presentazione del progetto in divenire nella meravigliosa Basilica di San Giovanni Maggiore, luogo di sepoltura, tempio greco, basilica cristiana, uno dei più antichi e importanti luoghi di culto aperto tutti i giorni per accogliere i visitatori, da giugno 2020 ha messo disposizione alcuni suoi spazi per questo progetto dimostrando grande apertura verso una pratica d’arte contemporanea, complessa, coraggiosa e in simbiosi con la vita.

Sono intervenuti: l’artista Gianluigi Maria MasucciDon Salvatore Giuliano, rettore della basilica di San Giovanni Maggiore; Andrea Maglio, professore di storia dell’architettura del Dipartimento di Architettura della Federico II e Bruno Miccio, esperto di acque e sottosuolo.

Don Salvatore Giuliano si è dimostrato entusiasta di aver aperto questo luogo culla di una storia millenaria all’arte contemporanea e ha sottolineato come l’arte possa essere un collante per la collettività: “Gianluigi ha sentito un richiamo della città di Napoli, ha sentito una forza di trascendenza di questo luogo partita già prima del cristianesimo dove erano celebrati culti pagani. E questa energia è presente nel suo lavoro”.

Bruno Miccio, esperto di acque e sottosuolo ha spiegato come l’intera Campania sia stata forgiata grazie al fuoco (del Vesuvio e dai Campi Flegrei) e dalle acque sotterranee che hanno determinato le cavità cittadine. L’intervento dello studioso non è casuale dal momento che la ricerca di Masucci da anni si interessa dei flussi, prima a Napoli osservando l’aria attraverso il movimento delle lenzuola, poi in Svizzera dove studia i flussi d’acqua nei fiumi Rhône e Arve producendo una serie di opere e un’indagine sul movimento dell’acqua esposta in luoghi di rilievo internazionale tra cui la Maison Européenne de la Photographie a Parigi, e la galleria Analix Forever di Ginevra che rappresenta l’artista in Francia e Svizzera. Tornato a Napoli lo studio dei flussi di Masucci si è esteso a quello dei vari “campi energetici” sottesi alla città, dai flussi d’acqua sotterranei alle linee e punti di forza, ai simboli che caratterizzano la pianta del Centro Antico (greco-romano) della città di Napoli fino a diramarsi nelle diverse qualità che caratterizzano le relazioni umane.

“L’ideatore del progetto- ha spiegato Andrea Maglio, professore di storia dell’architettura del Dipartimento di Architettura della Federico II – Gianluigi Maria Masucci, ha già in passato lavorato sulla capacità di individuare energie collettive, come in Normal breathing, un progetto del 2010 sul “respiro della città”. Questo nuovo progetto nasce però all’interno di un’idea ambiziosa e realizzabile per momenti successivi, ossia La congiunzione degli opposti, con cui il centro “antico” della città di Napoli viene indagato per desumere dalla sua trama urbana tracce nascoste, corrispondenze latenti e mitologie legate alla sua nascita e alla sua storia. San Giovanni Maggiore è proprio uno di quei punti in cui la forma della Tetraktys – perfettamente sovrapponibile ad una pianta della città – trova un vertice. Pertanto, il fascio di luce che illumina la navata della chiesa partendo dai sotterranei e puntando sulla copertura individua un punto di uno schema geometrico in cui rientrano diversi luoghi della città greco-romana, che in tal modo risultano strettamente interconnessi. Non è forse un caso se negli spazi della chiesa sono conservati alcuni frammenti che rimandano alla croce greca, che individua un figura fondata sull’equilibrio, ma anche un incontro tra elementi simili, un incontro che è quello che avviene tra l’artista e le persone che, una volta acquisita fiducia, narrano le proprie vicende e la storia dei propri affetti. La luce che connette gli spazi sotterranei e la volta della chiesa, metafora della volta celeste, si connette con l’orizzontalità dello spazio della basilica, l’ambiente che ospita il pubblico con i suoi antenati. La cripta è però anche un luogo che ospita i resti di monaci sepolti nei secoli scorsi e in tal modo gli “antenati” – in senso lato – si connettono ulteriormente con la vita del tempo presente. Inoltre, la lapide in cui è incisa la croce riporta anche un’iscrizione su cui è leggibile il nome di Partenope, mito fondativo della città e quindi a modo suo “antenata”.

Infine l’artista lavora su enormi fogli, della lunghezza di dieci metri ciascuno, disegnando con entrambe le mani contemporaneamente e suggestionato dalle “confessioni” ricevute e quindi dalla prossimità reale e metaforica con antenati e discendenti. Le forme astratte che ne risultano possono evocare simboli della mitologia napoletana, planimetrie urbane, elementi del paesaggio o semplicemente flussi di energia e correnti d’inchiostro. Ogni osservatore potrà leggerci qualcosa di differente, forse anche condizionato dall’ambiente in cui si trova, dalle opere d’arte e dai simboli sparsi tra le venerande strutture. I fogli saranno posti in verticale, in corrispondenza dei pilastri, a sottolineare ancora la verticale che unisce il “sopra” e il “sotto”, noi con i nostri antenati e la chiesa di oggi con tutte quelle che l’hanno preceduta, dall’epoca romana imperiale, passando per l’edificio costantiniano, fino a quello paleocristiano e alle successive modifiche d’epoca barocca. La voce delle pietre si unisce a quella degli antenati, in uno sguardo che si proietta verso il futuro”.

Patrocini di: Comune di Napoli; DIARC, dipartimento di Architettura dell’Università Federico II di Napoli; DSU, dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Federico II di Napoli; Analix Forever Gallery-Ginevra; Scuola di Yoga integrale. Si ringraziano: Padre Salvatore Giuliano; la comunità di San Giovanni Maggiore e tutti i partecipanti; EmmedueService; Antiche Botteghe tessili di Piazza Mercato.

 

Informazioni Pratiche

Chiunque voglia partecipare, dialogare o semplicemente chi ne ha il piacere può contattare Gianluigi Maria Masucci o ancor meglio dal Lunedì al Venerdì negli orari: 10 -13 e 16 -18 recarsi alla basilica che si trova in Largo San Giovanni Maggiore.

L’artista si trova invece al Punto Magnetico (Palazzo Filomarino, V. Benedetto Croce 12, Napoli) e Venerdì dalle 16 alle 19

Per altre informazioni: www.gianluigimasucci.net

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