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“Memorie dal futuro” – Intervista a Silvana Campese

 

Nel romanzo fantapolitico “Memorie dal futuro”, Phoenix Publishing pagg 250, 18,50 €, Silvana Campese racconta, in maniera fantastica e metaforica, esperienze e passaggi della propria esistenza: il cammino, il transito nel tempo e nello spazio, innanzitutto intellettuale.

Perché ha scelto il genere fantapolitico per il suo nuovo libro?

Ho scelto il genere fantapolitico perché ho creduto che mi avrebbe permesso meglio di altri di armonizzare parte del materiale prodotto già in forma di missive/filippiche, a seguito di una serie di esperienze e conseguenti input molto forti ed altrettanto drammatici, con la trama che avevo in mente e soprattutto con l’esigenza di realizzare una narrazione abbastanza ‘leggera’, per quanto impegnativa e per molti aspetti inquietante, con risvolti durissimi e persino dolorosi e tragici, e raggiungere così i vari obiettivi che mi proponevo. Tra cui coinvolgere i lettori più giovani. Infatti non a caso il principale protagonista è un giovane maschio in cui il desiderio di conoscenza è l’irrefrenabile motore di tutta la vicenda. Egli ha una forza interiore cui nessuna guardia può opporsi perché nessuna censura, nessun limite o repressione possono frenare o imprigionare il pensiero. Altrettanto importanti però sono le personalità delle due giovani donne che partono con lui alla ricerca del passato e della conoscenza. Ho cercato di rendere i tre molto complementari tra loro.

A chi è destinato il suo libro e perché?

Il mio libro è destinato alle ed ai giovani in modo particolare e da me profondamente sentito perché è solo in loro, nella parte migliore dei loro cuori, che nutro ancora qualche speranza per un cambiamento possibile, seppure in grandissimo ritardoR30; È ormai diventato irrinunciabile ed improrogabile. La nutro perché non voglio spegnermi nell’angoscia del futuro rubato, rapinato, saccheggiato, devastato… Ai miei come alle ed agli altrui figlie, figli e nipoti!  La nutro e desidero prodigarmi come posso, come del resto ho sempre fatto nel mio lungo percorso di impegno culturale, artistico e politico. Per alimentarla nelle persone più giovani, nonostante   tutto il devastante blackout di memoria storica che c’è stato dagli anni ‘80/’90 in poi ed anzi proprio per questo. Nonostante il divario di idee, norme culturali e quant’altro separi le ragazze e i ragazzi di oggi come non mai dalle generazioni precedenti. Per restituire loro una Memoria storica necessaria, indispensabile per accrescere quella consapevolezza, senza la quale è molto difficile, di questi tempi, alimentare speranze e progettualità per sé, per la società, per l’attuazione stessa di quel cambiamento di cui dicevo prima.  È evidente che siamo in un’epoca in cui il fenomeno ha perso le caratteristiche ed i limiti ‘fisiologici’ nel processo di crescita e formazione e si è trasformato in un abisso di separatezza quando non di opposizione tra le generazioni nate alla fine del secondo millennio e soprattutto negli anni successivi e quelle degli anziani di oggi, della quale faccio parte, e per molti aspetti purtroppo e drammaticamente anche quelle di cui fanno parte i loro genitori, gli attuali cinquantenni o quarantenni…  Metto in evidenza tutto ciò nel prologo.

Nel titolo lei coniuga passato e futuro.

Nel libro coniugo passato e futuro giocando molto in modo fantasioso e spesso ironico, a tratti immaginifico e persino visionario per moltissimi aspetti, attraverso la narrazione di un percorso collettivo di ricerca, scoperta, rivelazione… I temi trattati sono molteplici, anche perché la struttura stessa della narrazione, il percorso di formazione ed apprendimento nel Villaggio, l’incontro con Federico e le sue spiegazioni, da uomo di grande spessore intellettivo ed intellettuale e dalla cultura enciclopedica, durante  la ricerca  del Passato Proibito e di quello Perduto, da parte dei protagonisti,  mi ha consentito di introdurne in abbondanza, spaziando dalla storia alla politica, dalla filosofia alla religione ed altro ancora.

Il futuro post Covid lo vede a tinte chiare o scure?

La narrazione mi ha consentito anche di esprimere molte mie opinioni e l’idea di una possibile esistenza in comunità a fronte e in contrasto con molteplici fattori distruttivi contemporanei, tra cui anche la drammatica questione delle pandemie rispetto alle quali da decenni gli scienziati seri e non venduti ci hanno allertato! Ciò che abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo, il modo in cui il Covid 19 è stato gestito nel mondo – altro che Villaggio globale! – ed in Europa, non mi fa essere ottimista. Meno ancora l’aver verificato in che avvilente percentuale si debbano contare le masse di ignoranti presuntuosi e arroganti che hanno fatto danni ulteriori con le loro espressioni a vari livelli e soprattutto sui social. Per non dire della così detta ‘informazione’… Comunque penso che il futuro post Covid, se si è realisti, non può essere visto a tinte chiare. Ma neanche troppo scure perché, come dicevo prima, la speranza non deve spegnersi. In ogni caso tutta questa immane tragedia lascerà segni profondi per molto tempo e a vari livelli, individuali e collettivi e nulla sarà più come prima. Vedremo…

Nel futuro che lei racconta che ruolo hanno le donne?

Nel futuro che racconto, cioè nel Villaggio da cui il protagonista parte, il ruolo delle donne è assolutamente paritario rispetto a quello degli uomini. Tuttavia la dimensione sembra per molti aspetti primitiva, la mentalità arcaica, come i rituali, le abitudini, persino il linguaggio, anche se c’è molto di oscuro, misterioso. Un ben altro nascosto ai più. Successivamente, durante il viaggio e nell’incontro con altri personaggi maschili e femminili, emerge la forte personalità di Giuditta che contrasta con quelle delle due giovani compagne di Cisarò, il protagonista. Comunque il personaggio femminile più importante non appartiene al futuro, essendo vissuta proprio in quel passato difficile e catastrofico di cui i giovani amici riusciranno a ricostruire una parte molto importante e rivelatrice. Parlo di Galassia Clio, nella quale io stessa mi identifico, tanto da far confluire nella storia che narro non pochi elementi del mio vissuto personale.

Progetti per il suo futuro?

La progettualità non manca per fortuna… È la salute che difetta ma sono una combattente e non mollo. Ciò nondimeno non sono sicura di riuscire a realizzare tutto quel che bolle in pentola. Ma ci proverò. Mi riferisco ad un altro romanzo ed a una raccolta di racconti. Il primo è in itinere. La raccolta è nel famoso cassetto… Vedremo…

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