Alla scoperta dell’altra e… dell’altro attraverso i social. Intervista a Massimiliano Gaudino

Alla scoperta dell’altra e.. dell’altro attraverso i social. Intervista a Massimiliano Gaudino – “Chi mi conosce sa benissimo che vengo definito come un terapeuta atipico perché anche nel mio studio di psicoterapia cerco sempre di regolarmi rispetto alla persona che ho di fronte

Massimiliano sei uno psicologo e psicoterapeuta molto particolare, ovvero riesci ad utilizzare i social per la tua attività. Da dove nasce questa intuizione e come hanno reagito i tuoi pazienti a questo “cambiamento della modalità di ascolto” dovuto anche alla pandemia

“Durante il periodo della pandemia ho scelto di lavorare su Skype e più che intuizione sentivo la necessità di dare il mio contributo ed ho pensato di organizzare delle dirette durante tutto il periodo della pandemia. Queste sono diventate un appuntamento fisso, svolte anche a Pasqua e Pasquetta con una durata di circa un’ora e mezza. Durante la ‘seduta’ le persone si riconoscevano e questo per me un aspetto molto importante; ancora oggi la metafora che uso e quella di ‘essere tutti i gocce dell’oceano e dobbiamo andare tutti verso una direzione’ e a volte basta un’unica goccia, ovvero una persona che per esempio all’epoca non indossava la mascherina, per creare dei problemi, quindi mi piaceva che le persone potessero ritrovare uno spazio che diventasse di ascolto di se stessi ma anche dell’altro; infatti altra metafora che utilizzavo era ‘siamo tutti protagonisti nessuno spettatore’ ovvero io chiedevo alle persone di raccontarsi e di ascoltare le successive presentazioni perché volevo che si creasse un gruppo al di fuori dell’evento social”.
“Chi mi conosce sa benissimo che vengo definito come un terapeuta atipico perché anche nel mio studio di psicoterapia cerco sempre di regolarmi rispetto alla persona che ho di fronte; quindi oltre a cercare di rendere la professione più fluida, non voglio mai apparire come il professionista solo tecnico con una posizione rigida, ma voglio sempre che la persona si senta accolta e questo permette anche di regolare le mie ansie da prestazione, quindi creato il momento del tè col paziente ma c’è anche l’aperitherapy, un momento aperitivo dove chiaramente si rispettano sempre quelle che sono le regole della relazione.

Lo strumento “social” spesso viene indentificato come qualcosa di negativo e di poca utilità; in base ai tuoi trascorsi e alla tua professione, qual è la strada giusta per spiegare le potenzialità dei socialnetwork?

“I social come tutte le cose possono anche diventare pericolosi e questo è il rischio che possono correre gli adolescenti che sono più in fase di della loro identità e personalità. Considerando poi che viviamo in una società particolarmente richiedente, con degli standard anche abbastanza elevati vedi popolarità, bellezza e magrezza io penso che i professionisti non dovrebbero creare dei modelli di riferimento che possono essere anche pericolosi, ma di aiutare le persone a ritrovarsi nel loro di rappresentarsi e quindi non necessariamente diventare un influencer popolare ma una persona che comunica qualcosa, anche qualcosa di personale. Questo percorso può aiutare anche tante altre persone ad identificarsi con quel modello; infatti io dico sempre che il mio modo di fare social, come il modo di fare psicoterapia ma anche il mio modo di scrivere è personale e permette a tante persone di identificarsi e di ritrovarsi; di certo  non è indirizzato a tutti perché voglio lasciare libere le persone di poter scegliere e scegliersi.”

Alla scoperta dell’altra e... dell’altro attraverso i social. Intervista a Massimiliano Gaudino
Massimiliano Gaudino

Arriviamo adesso alle tue pubblicazioni, devo ammettere che sono attratto da ciò che definisci  “Il grillo narrante” ovvero una modalità di dialogo con chi ne ha bisogno; raccontaci questa tua idea

“Il Grillo Narrante perché spesso in terapia sono stato definito da alcuni miei pazienti proprio come il Grillo parlante che rappresenta un pò la voce della coscienza e spesso è stato detto in maniera irriverente per sottolineare dei miei interventi che riportassero le persone sulla riflessione e sull’autoanalisi e mi piaceva questo titolo perché richiamava all’idea di una favola che è nota a molte persone e poi perchè rendeva più personale la mia relazione con la scrittura.”
“Nel Grillo Narrante ho utilizzato tutta una serie di miei scritti e riflessioni in cui sicuramente racconto parte di me, ma racconto anche in chiave fiabesca alcuni vissuti che mi sono rimasti dentro durante tutta la mia formazione ma non solo; E’ un libro composto appunto da queste favole dove troviamo personaggi fantasiosi e immaginari ma anche storie di vita che hanno delle metafore e spesso la metafora diventa una porta di accesso ad un vissuto di ognuno di noi e ci permette anche di riflettere però con più leggerezza.”
“Il mio modo di scrivere voglio che resti sempre leggero e non voglio mai appesantire perché non voglio essere definito come uno scrittore; dico sempre che gli scrittori sono altri e poi perché do un significato a questa cosa e se dovessi identificarla come ha unicamente con lavoro rischierei di scrivere per una questione di continuità e di popolarità e non in termini di ciò che una persona mi lascia.” “Il Grillo Narrante è il tentativo mio di continuare a lasciare qualcosa di di scritto che appartiene a delle relazioni quelle vere e sincere in cui le persone scelgono di fermarsi a riflettere insieme.”

Passiamo adesso alla seconda pubblicazione “ho scelto me anche se cambi idea” una riflessione possiamo definirla al femminile

“Ho Scelto me anche se cambi idea sembra un libro al femminile è venuto un po’ per caso, io dovevo pubblicare il mio secondo libro dal titolo ‘non c’è mai fine’ che doveva chiudere il ciclo di racconti del Grillo Narrante, però poi al di là del progetto social venuto fuori durante la pandemia, ho un po’ sofferto perché non sono stato completamente libero di poter fare delle presentazioni e quindi non volevo che anche il secondo libro potesse soffrire e quindi poiché io dico sempre che la scrittura un po’ mi ha salvato che a volte permette anche di salvare gli altri, ho voluto scrivere di getto questi racconti in seguito ad una serie di vissuti che durante la pandemia sono emersi maggiormente; alcune separazioni e altrettante richieste da parte di donne per uscire da relazioni tossiche e quindi ho ripreso dei vissuti del passato anche pazienti che stavo seguendo che seguendo che hanno imparato a scegliersi”.
“E’ vero che è un libro al femminile e  mi colpisce molto che alcuni uomini legati a una delle tre categorie quella dei narcisisti, utilizzano il libro a mo’ di attacco come a dire ecco ora è arrivato l’autore che descrive; ci sono degli uomini che invece mi hanno scritto che anche se al libro parlo al femminile loro si sono identificati quelle sofferenze, quindi con delle donne con personalità narcisistica, e poi un’altra fetta di uomini che mi hanno chiesto di scrivere del dolore degli uomini al di là del partner narcisista appunto punto di come anche un soffre perché in qualche modo l’uomo è sempre associato con la figura di virilità di forza e di poca sensibilità.” “Effettivamente questo mi ha aperto una finestra, perché quando ho fatto alcune richieste di inviare libri anche a delle femministe, non ho ricevuto nemmeno una risposta, neanche un no grazie, e questo mi ha fatto dispiacere perché sembra sempre che un uomo non può state scrivere e raccontare femminile.”
“Quindi per me questa è anche un modo di aprire uno spazio di diversità e magari la mia professione di terapeuta potrebbe rivelarsi come strumento di riflessione utile sia gli uomini che le donne”.

Quale sarà secondo te il dei rapporti sociali nell’epoca dei social?

“Confido in un ritorno alle origini e spero vivamente che tutta questa pressione sociale, tutta questa richiesta e tutto questo bisogno di confluire attraverso delle immagini social, possa riportarci ad uno stato iniziale dove un poggiavamo il cellulare per dare spazio alle relazioni e al piacere di stare insieme e non necessariamente di farsi subito il selfie oppure di scegliere una fotografia con cura da pubblicare o anche da stampare”.
“Forse viviamo in un’epoca dove abbiamo conosciuto il passato e quindi conosciamo la storia della fotografia e dei social e forse potremmo vivere anche il futuro e io spero però che il futuro non sia solo in termini di tecnologia ma anche di ricerca di qualche cosa che possa appagare realmente una persona anche attraverso il social quindi spero davvero in una virata verso una condizione di ricerca sempre dell’altro e non ricerca del dell’altro il social.”

Alla scoperta dell’altra e… dell’altro attraverso i social. Intervista a Massimiliano Gaudino


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