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Aspettando il nuovo Csm 

Aspettando il nuovo Csm  – a cura di Elia Fiorillo – Si sente tanto parlare oggi di “pentimento” e di “pentiti”. Tutto legato a fatti di cronaca. Ma chi è veramente ”il pentito”. Ragionando semplicemente, senza troppi giri di parole, è un soggetto che ha fatto un atto, un’azione non conforme alla morale comune. Per suo mero interesse o per ragioni che coinvolgono anche altri soggetti. L’ha fatto, come si suol dire, con ”scienza, coscienza e volontà”. Non per caso, insomma. Da quell’atto dovevano venire – e probabilmente sono venuti – a lui, ed ai suoi eventuali complici, benefici di tipo diverso.

Ad un certo punto sente l’obbligo morale (sic!) a dichiarare pubblicamente le azioni negative che ha compiuto.

I motivi che spingono al pentimento possono essere tanti. La presa di coscienza del male fatto. Il bisogno di levarsi un peso dallo stomaco. Il ‘mettere le mani avanti’ per evitare ben più gravi accuse. Insomma, una serie di motivazioni, non tutte moralmente corrette, che spingono un essere che si trova in una certa situazione a “gridare la verità vera”, anche quando questa non gli giova. Gli porta conseguenze pesanti come il carcere e via dicendo.

Il pentito, proprio perché non accetta il male fatto, lo considera qualcosa d’infamante di cui bisogna fare ammenda, dice tutta la verità, ben sapendo che quelle sue ammissioni gli costeranno care. Queste dovrebbero essere le motivazioni che stanno alla base del ‘pentimento’. Ma non è sempre così. A volte alla base ci sono calcoli molto sofisticati che col ‘mea culpa’ non hanno niente a che vedere. È l’interesse personale che prevale al di là degli apparenti buoni propositi.

Se ho commesso un delitto è giusto che paghi la pena che i Tribunali mi hanno inflitto, basandosi sui fatti, sulle azioni compiute. Quindi, la sentenza si può ritenere giusta, anche per i vari gradi di giudizi previsti dalle nostre leggi. Gli errori sono umani, ci possono sempre essere, ma se la macchina della giustizia funziona, nel corso dei vari processi gli errori non possono non venire alla luce semprechè il magistrato fa il proprio lavoro con “scienza, coscienza e volontà”. Certo, i tempi della giustizia sono insopportabili ed obiettivamente premiano i colpevoli, punendo chi il fatto delittuoso non l’ha commesso. Un’ingiustizia profonda che va cancellata con regole che stabiliscono per i processi tempi ragionevoli. Ma, alla base di tutto c’è il ruolo dei magistrati. Possono aver vinto tutti i concorsi per la loro bravura, per la loro testardaggine, ma forse, per un lavoro così delicato, ci sarebbe il bisogno anche di un profilo psicologico che attesti che il soggetto in questione, pur sapendo a memoria tutti i codici e le leggi possibili, ha le capacità obiettive di fare il suo lavoro.

Ho fatto purtroppo esperienze in tribunale e tra giudici preparati, attenti, con la voglia d’indagare senza farsi a priori radicati convincimenti basati su “impressioni”, ‘stati d’animo’, non ”prove provate” ho trovato giudici superficiali che non avevano nemmeno letto le carte del processo.

Sono profondamente convinto che il Csm debba essere riformato con l’abolizione delle correnti. Il sistema è semplice: il sorteggio di una rosa di magistrati di alto valore. Potrebbe essere, e ce lo auguriamo, la fine dei poteri decisivi dei Palamara di turno.

Ricordo un giorno di avere avuto il piacere di visitare il Csm. La cosa che mi colpì di più, oltre alla bellezza del posto e dell’aula magna, fu la musica ad alto volume che riecheggiava in tutte le stanza. Mi pare che c’era Mozart a fare da padrone. Pensai che il vice presidente che mi accompagnava era un musicologo. È così gli chiesi il perché di tanta musica. La risposta fu secca, lapidare: “In questo modo nessuno ci può’ ascoltare”. Mi venne un momento di brividi. Perché nessuno ci poteva e doveva ascoltare?  Che stavamo facendo di tanto strano? Che stavamo tramonto? E io, giornalista, come potevo sabotare il Csm? Una paura per me ingiustificata. Ma poi, a sentire i fatti, a ricordarsi dei Palamara di turno, tutto mi tornava più chiaro. Speriamo che al più presto il Csm verrà cambiato, con la base del sorteggio che, secondo me, è vera democrazia, visto quello che abbiamo dovuto sopportare fino ad oggi.

Elia Fiorillo

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