By Andrea Capri | Published | Nessun commento
a cura dell’ Avv. Danila De Novellis
L’etica della denuncia e i limiti del mandato Parlamentare: Il “caso Borrelli” e la dignità della professione forense – Un episodio destinato a far discutere, l’ennesimo che vede protagonista il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Francesco Emilio Borrelli, solleva questioni cruciali sul confine tra la legittima attività di denuncia sociale e il rispetto delle professioni e della dignità individuale nell’agone pubblico. La vicenda, avvenuta due giorni fa e documentata sui canali social dello stesso onorevole, ha per oggetto un alterco verbale con un avvocato penalista, filmato senza consenso, nel corso del quale sono state pronunciate frasi di inaudita gravità che gettano un’ombra sull’intera categoria forense. Il video, divenuto virale, mostra il deputato rivolgere accuse infamanti all’indirizzo del professionista, reo a suo dire di difendere “la feccia di Napoli” o “qualche bel camorrista”, arrivando a insinuare un legame tra l’attività dell’avvocato e la criminalità organizzata locale. Un linguaggio aggressivo che culmina nell’indicare il legale come “fascista” e nel mettere in dubbio la sua onorabilità, semplicemente in virtù della sua specializzazione professionale: il diritto penale. L’attacco frontale di Borrelli non si limita alla persona fisica coinvolta, ma investe direttamente i pilastri del sistema giudiziario italiano. L’avvocato penalista non difende il reato, ma il diritto costituzionale alla difesa (art. 24 Cost.), un principio cardine dello Stato di Diritto che garantisce a ogni cittadino, presunto innocente fino a prova contraria, un giusto processo. Ridicolizzare o criminalizzare chi esercita questa funzione essenziale significa minare le fondamenta stesse della giustizia. La questione si sposta sul piano deontologico e istituzionale. È lecito per un pubblico ufficiale, un rappresentante del popolo in Parlamento, utilizzare la propria visibilità e il proprio ruolo per denigrare pubblicamente una categoria professionale, strumentalizzando la lotta alla criminalità per colpire l’operato di chi garantisce i diritti fondamentali? L’uso costante della videocamera e la pubblicazione sui social, senza il rispetto della privacy altrui, pongono inoltre un serio interrogativo sull’uso distorto dell’immunità parlamentare.
Sebbene l’articolo 68 della Costituzione tuteli i membri del Parlamento per le opinioni espresse nell’esercizio delle loro funzioni, l’attività di “denuncia social” per strada si colloca in una zona grigia che molti giuristi ritengono esulare dalla funzione tipica del mandato, configurandosi piuttosto come azione privata e, pertanto, potenzialmente perseguibile. Di fronte a un attacco così diretto e lesivo dell’onore e del decoro della professione forense, l’auspicio è che gli organismi di rappresentanza intervengano con fermezza. Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, la Camera Penale e l’Organismo Unitario dell’Avvocatura sono chiamati a valutare l’opportunità di azioni a tutela dell’intera categoria, per ribadire che l’avvocato penalista è un garante di legalità e non un complice della criminalità. La vicenda impone una riflessione seria sull’etica della comunicazione politica nell’era dei social media, dove la caccia al consenso non può e non deve calpestare i diritti, la dignità e il ruolo sociale di chi opera quotidianamente nel rispetto della legge e della Costituzione. Napoli merita una denuncia della criminalità seria e istituzionale, che non si trasformi in una gogna mediatica sommaria per chiunque si trovi casualmente sulla traiettoria di una videocamera puntata.
L’etica della denuncia e i limiti del mandato Parlamentare: Il “caso Borrelli” e la dignità della professione forense
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