Rosatellum – Mdp aderisce a manifestazione di domani 

Speranza: “No a Parlamento di nominati” 
Con una nota il coordinamento di Articolo Uno – Mdp, fa sapere che prenderà parte alla manifestazione di domani  pomeriggio nelle vicinanze del Senato, contro il Rosatellum, promossa dal ‘Coordinamento per la Democrazia Costituzionale’.

“Per noi, ha dichiarato Roberto Speranza, resta fondamentale che il prossimo Parlamento non sia nominato da pochi capi a Roma ma sia scelto direttamente dal voto dei cittadini”.
A continuazione della nota, Articolo Uno – Mdp fa sapere che ha inoltre esaminato con attenzione il risultato referendario in Lombardia e Veneto, rilanciando la necessità di un federalismo cooperativo e solidale.

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Legge Elettorale, Formisano: “partire da pronuncia consulta”

“La discussione che si e’ aperta sulla legge elettorale e’ alquanto inverosimile. E’ del tutto evidente che qualunque decisione venga presa questa non puo’ prescindere dall’imminente pronuncia della Corte Costituzionale sull’Italicum. Un legislatore che si definisce serio non puo’ non attenersi a questa elementare norma”.
Ad affermarlo, in una nota, e’ l’on. Nello Formisano, capogruppo alla Camera dei Moderati di Centrosinistra

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Referendum, Daniele (Pd): “Ora torni a parlare la politica”

“Con un’affluenza straordinaria, quasi il 70%, il Paese ha dimostrato di nuovo di credere nella democrazia e nella partecipazione. Questa di per sé è una vittoria di tutta la politica. E la netta affermazione del NO ha reso evidente, in primo luogo, che il popolo italiano sulle modifiche alla carta costituzionale non vuole plebisciti o fughe solitarie. Ora, però, è il momento di affrontare i veri problemi del Paese e far ritornare il dialogo e il confronto, al di là delle assurde tifoserie contrapposte che si sono messe in moto in queste ultime settimane”.

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PUNTI DI VISTA; Paese diviso a metà dalla battaglia tra Si e NO

E di tutto l’Italia aveva bisogno che non di una così radicata divisione. Si dirà che l’argomento in questione era talmente importante, vitale, che gli accenti non potevano essere diversi. Il vero problema di queste votazioni è il significato politico che si è voluto dare ad esse. Certo, Renzi ha sbagliato quando legò la sua immagine, con relativa carriera politica, al risultato referendario. E la successiva ammissione dell’errore è servita a poco. Comunque, l’elettore si è trovato a fare i conti con una competizione personale che ha fuorviato il significato referendario, strumentalizzato oltre misura dai partiti di opposizione (interna ed esterna al Pd). Una personalizzazione che ha scatenato una campagna nefasta, fatta d’insulti, tra l’altro, a tutto quello che era “passato”, con immagini negative che rimarranno impresse per anni nel corpo elettorale, sia dei sostenitori del Si che di quelli del No. La voglia di vincere ad ogni costo ha macchiato inesorabilmente questo referendum, facendo passare in secondo piano le vere tematiche che erano in discussione. Con molta probabilità sarebbe andata diversamente se i quesiti referendari avessero puntato non alla globalità della riforma, ma ad un Si o ad un No mirato sui vari argomenti oggetto della modifica costituzionale. Fulco Lanchester, ordinario di Diritto costituzionale alla Sapienza di Roma, è stato l’ideologo della campagna referendaria dei Radicali. Teorizzò il principio di “discernimento”: invece di schierarsi per il No o per il Sì “è possibile seguire due strade alternative, o il referendum parziale oppure per parti separate”. Gli faceva eco il segretario radicale Riccardo Magi: “Il referendum non è una guerra santa”. E annunciava il deposito della richiesta di “referendum per parti separate e siamo certi – affermava – che l’Ufficio centrale solleverà il conflitto di attribuzione alla Consulta. Se non lo farà, impugneremo noi alla Corte il decreto di convocazione del referendum”. Non è andata così.
Anche all’interno del Pd c’era qualcuno che sosteneva qualcosa di simile. Per Miguel Gotor: “occorre abbassare la temperatura plebiscitaria che Renzi vuole alzare, altrimenti finiamo nel pieno della deriva berlusconiana. E siccome la Carta è di tutti è incivile imporre un quesito unico”. Preoccupazioni e timori che non hanno sortito alcun effetto. Forse, con il senno del poi, c’è chi sosterrà che sarebbe stato meglio la votazione per parti separate. Non si sarebbe arrivati alla personalizzazione referendaria, né alla bocciatura di tutte le proposte di modifica. Con molta probabilità su alcune questioni avrebbe vinto il Si, su altre il No. Insomma, alla fine né la maggioranza, né l’opposizione avrebbero potuto gridare alla vittoria. Ma si sarebbe evitata una campagna referendaria di spaccatura, senza che alcune problematiche acclarate da tempo ed obsolete presenti nella Carta costituzionale potessero essere rimosse. Un’impostazione per quesiti avrebbe comportato anche un vero approfondimento sulle varie tematiche presenti nella riforma costituzionale. Si sarebbe anche evitata la semplificazione approssimativa e, soprattutto, fuorviante fatta dai troppi slogan generalisti che hanno sintetizzato ai soli fini di potere, sia da parte dei sostenitori del Si che di quelli del No, un evento importante per tutto il Paese. Soprattutto si sarebbe evitato il rischio delle impennate speculative dei mercati e delle borse che diventano il vero pericolo per un’Italia che in fatto di condizioni economiche non può dire di essere in una condizione smagliante. Passata l’ondata della delusione da una parte e dall’esaltazione per la vittoria ottenuta dall’altra, forse sarà il caso di un’attenta analisi retroattiva su quello che è avvenuto dal momento in cui si è lanciato il referendum. Un esame scrupoloso fatto su tutte le parti in campo in merito alle prese di posizioni, agli opportunismi calcolati, alle generalizzazioni volutamente fuorvianti, alle semplificazioni menzognere. Tutte cose da non ripetere. E’ andata così stavolta, ma la lezione speriamo che serva a tutti, sia a sinistra, che a destra, che al centro.

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Italicum, Formisano: “dopo accordo i dissidenti votino riforma”

“Con l’accordo sull’Italicum vengono meno tutti i motivi che alcuni avevano posto a base del loro rifiuto di votare la riforma costituzionale. Se la coerenza e’ ancora un valore, coloro che avevano motivato il loro no sull’Italicum dovrebbero avere il coraggio di modificare la loro posizione, in particolare quei parlamentari che ripetutamente hanno votato in aula a favore del provvedimento. Se cosi’ non sara’, risultera’ evidente che si trattava di un pretesto”.
Ad affermarlo, in una nota, e’ l’on. Nello Formisano, capogruppo alla Camera dei Moderati di Centrosinistra…

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Politica, immagine o sostanza?

a cura di Elia Fiorillo  “Immagine o sostanza?”: questo è il problema. Dovremmo tutti sposare la sostanza, eppure l’esteriorità ci condiziona fino al punto da fuorviare i nostri giudizi nel cercare l’essenza delle cose, delle persone. Difronte ad una pietanza bella a vedersi ci lasciamo attrarre ma poi, al primo boccone, alla verifica del palato, il riscontro è immediato: “è una schifezza…, bellissima a vedersi”. (altro…)

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Referendum SI è NO

A cura di Pennanera Il 4 dicembre 2016 saremo chiamati alle urne per esprimere il nostro voto sulle riforme Costituzionali ed Istituzionali. Un appuntamento importante,fondamentale per chi crede nella partecipazione popolare. La democrazia, secondo gli ” esperti” si basa proprio sulla volontà del popolo che la manifesta attraverso il voto… (altro…)

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