Sulla gestione dei Fondi Pac (Piano di azione e Coesione) destinati alle aree di crisi della Regione Campania non è più possibile ripetere gli errori del passato, della spesa fine a se stessa per erogare risorse a lobby imprenditoriali che non producono crescita economica ed occupazione sul territorio. La Cisl Campania lancia un avvertimento chiaro alle istituzioni regionali nel corso della Cabina di regia per la gestione delle crisi industriali e dei processi di sviluppo convocata questa mattina. O si fa chiarezza o si é complici.

Dopo oltre un anno dalla delibera della giunta regionale – spiega il sindacato guidato da Lina Lucci – il comitato esecutivo presso il Mise ha deliberato finalmente la pubblicazione dell’avviso pubblico per la presentazione dei progetti strategici da realizzare con i fondi Pac, nelle aree di crisi industriale.

Sul piatto ci sono risorse complessive per 150 milioni, ripartite tra cinque aree in Campania: Airola, cui vanno 30 milioni di euro, Acerra e Avellino con 20 milioni ciascuna, Caserta destinataria di 40 milioni e Castellammare che potrà contare su 40 milioni di euro. Una scelta strategica, quella individuata dalla Giunta Caldoro e condivisa dal Governo che è il risultato di uno straordinario impegno del sindacato della responsabilità che ha consentito di abbandonare, almeno nella sua impostazione, la strada dei finanziamenti a pioggia per privilegiare, viceversa, interventi mirati ad aree e settori merceologici ben definiti ”

Ma a un’impostazione strategica giusta non ha fatto seguito, almeno per il momento, una gestione organica dei fondi.

In queste ore denunciamo l’assenza di un coordinamento istituzionale da parte degli assessorati alle Attività Produttive e al Lavoro. Stiamo assistendo a uno sviluppo disordinato e poco chiaro  del processo tra i soggetti responsabili – Ministero, Regione Campania e Invitalia

La Cisl ribadisce con forza che non è consentito a nessuno di reiterare una gestione della spesa pubblica che non produce risultato per la collettività.

L’atteggiamento pilatesco assunto dalla giunta Caldoro e dal ministero dello sviluppo su alcuni contratti di programma sono la prova evidente che si predica bene e si razzola male.

Sugli interventi per le aree di crisi Nappi e Martusciello si giocano la reputazione: spetta a loro garantire la più oggettiva premialità a quelle imprese sane che con coraggio intendono misurarsi sulla qualità dei progetti.

Su questo piano la Confindustria di Basso può fare la differenza. Urge quella necessaria azione di promozione e coordinamento nei confronti delle imprese locali per accompagnarle nell’intero processo e assieme garantire tutte quelle condizioni che rendano ulteriormente appetibili le aree di interesse. Ma bisogna intervenire subito.

I fondi destinati alle aree di crisi della Campania possono diventare un volano di sviluppo solo a determinate condizioni: gestione trasparente dei fondi assieme all’attivazione di vere politiche attive del lavoro, purché non condizionate dagli interessi delle lobby e del clientelismo elettorale. O adesso o mai più.

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