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Avellino, l’ambizione cresce: il nuovo progetto deiLupi vuole alzare l’asticella in Serie B

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Avellino, l’ambizione cresce: il nuovo progetto dei Lupi vuole alzare l’asticella in Serie B


L’Avellino non vuole più limitarsi a essere una presenza affascinante e passionale nel panorama della Serie B. Le prime settimane della nuova stagione hanno restituito l’immagine di una società intenzionata a consolidarsi nella parte alta della cadetteria, costruendo un progetto che mescola esperienza, investimenti mirati e giovani con margini di crescita. Il percorso resta appena iniziato e la sconfitta di Ascoli ha ricordato quanto il campionato sia complesso, ma i segnali arrivati dalle prime cinque giornate raccontano una
squadra con obiettivi più ambiziosi rispetto alla semplice permanenza nella categoria.


La classifica di serie b, del resto, offre già una prima fotografia interessante. Dopo cinque partite l’Avellino ha raccolto 7 punti, frutto di due vittorie, un pareggio e due sconfitte, con 7 reti realizzate e 6 subite. Un rendimento che colloca gli irpini all’ottavo posto, ancora pienamente inseriti nel gruppo che occupa la zona superiore della graduatoria.
Dal ritorno in Serie B alla volontà di fare un passo in avanti per comprendere il significato dell’attuale progetto bisogna partire dalla stagione precedente.

L’Avellino, reduce dal ritorno in Serie B, non si era limitato a ottenere la
salvezza: aveva chiuso la regular season all’ottavo posto con 49 punti, conquistando l’accesso ai playoff. La corsa verso la Serie A si era fermata al turno preliminare contro il Catanzaro, ma raggiungere immediatamente la post-season aveva inevitabilmente
modificato le aspettative intorno al club.
Da quel momento la società ha scelto di non considerare quel risultato come un punto d’arrivo. L’estate ha portato una decisione significativa soprattutto in panchina: l’incarico è stato affidato ad Alessandro Nesta con un contratto fino al 2028. Non una soluzione temporanea, dunque, ma una scelta che lascia intravedere la volontà di impostare un
percorso pluriennale. Nesta arrivava con quasi duecento panchine accumulate tra Serie A, Serie B, Coppa Italia e playoff, dopo le esperienze con Perugia, Frosinone, Reggiana e Monza. È probabilmente questo uno degli elementi più importanti della nuova Avellino. Non soltanto rafforzare la rosa, ma provare a dare continuità a un’identità tecnica.


Una rosa costruita con esperienza e prospettiva

Anche il mercato ha seguito una direzione abbastanza precisa. L’organico conserva calciatori già abituati alla categoria, ma al loro fianco sono stati inseriti diversi profili giovani provenienti da realtà di alto livello.
Armando Izzo rappresenta uno dei punti di riferimento della difesa, mentre giocatori come Luca Di Maggio, Giacomo Faticanti, Thomas Berenbruch e Brando Moruzzi aggiungono freschezza e possibilità di crescita. A fine mercato è arrivato anche Emanuele Adamo dallo
Spezia, ampliando ulteriormente le alternative a disposizione del tecnico. In attacco l’Avellino dispone inoltre di soluzioni differenti. Raffaele Russo ha iniziato il campionato con grande efficacia, arrivando a tre reti nelle prime cinque giornate e inserendosi immediatamente tra i migliori marcatori della Serie B. A lui si aggiungono
giocatori come Luca Pandolfi, Tommaso Biasci, Andrea Favilli e Walid Cheddira, autore del gol contro il Palermo.
La costruzione della rosa suggerisce quindi una logica diversa rispetto a quella di una squadra chiamata esclusivamente a difendere la categoria. C’è profondità, concorrenza interna e soprattutto la possibilità per Nesta di modificare interpreti e caratteristiche senza
stravolgere completamente la struttura della formazione.
La reazione dopo l’esordio ha mostrato personalità il campionato era cominciato nel modo peggiore, con la sconfitta interna per 2-1 contro l’Arezzo. Una partenza che avrebbe potuto generare immediatamente tensione in una
piazza dalle aspettative elevate. La risposta è stata invece molto convincente.
Alla seconda giornata l’Avellino ha travolto il Vicenza 3-0 al Partenio. Besaggio ha aperto le marcature all’11’, Russo ha raddoppiato cinque minuti più tardi e Moruzzi ha chiuso la partita
all’inizio della ripresa. Particolarmente importante fu la prestazione di Favilli, autore di tre assist. Nesta, in quell’occasione, modificò anche l’assetto tattico trovando maggiore
equilibrio tra densità a centrocampo capacità di attaccare velocemente gli spazi.
Ancora più indicativa è stata però la successiva trasferta di Modena. L’Avellino ha vinto 1-0 grazie alla rete di Michele Besaggio dopo appena otto minuti. La partita ha raccontato anche un’altra caratteristica della squadra: la capacità di soffrire.
Il Modena ha costruito moltissimo, colpendo addirittura tre traverse e costringendo gli irpini a
una lunga fase difensiva. Martinelli e il reparto arretrato sono riusciti però a conservare il vantaggio fino al termine. Non necessariamente una prestazione da prendere come modello sul piano del controllo della gara, ma una dimostrazione di solidità mentale particolarmente utile in Serie B.
Il pareggio con il Palermo ha indicato il potenziale; se la vittoria di Modena ha mostrato la capacità di resistere, la gara contro il Palermo ha dato indicazioni ancora più interessanti sulla dimensione che l’Avellino può provare a
raggiungere.
Contro una delle squadre partite con maggiori ambizioni, gli uomini di Nesta hanno giocato senza complessi di inferiorità. Cheddira ha portato avanti i biancoverdi al 60’, prima dell’immediata risposta di Johnsen tre minuti più tardi. Nel finale l’Avellino ha avuto anche
occasioni importanti per vincere.
I numeri della partita sono eloquenti: 15 conclusioni complessive contro le 9 del Palermo e cinque tiri nello specchio contro due. Un confronto terminato 1-1, ma nel quale gli irpini hanno dimostrato di poter competere sul piano tecnico e dell’intensità con una formazione
stabilmente inserita ai vertici della classifica. È forse questa la partita che meglio spiega perché intorno all’Avellino stia crescendo la sensazione di un progetto destinato a guardare più in alto.
Ascoli, un campanello d’allarme utile
L’entusiasmo delle tre giornate senza sconfitte è stato frenato dal 3-1 subito ad Ascoli.
Russo aveva portato avanti l’Avellino al 17’, ma nella ripresa un’autorete di Enrici e ledoppietta di Silipo hanno completamente ribaltato l’incontro.
Una battuta d’arresto che non cancella quanto mostrato in precedenza, ma evidenzia uno dei passaggi necessari per una squadra che vuole stabilizzarsi ai piani alti: ridurre gli sbalzi
all’interno della stessa partita.
La Serie B difficilmente concede margine quando cala l’attenzione. La distanza tra una squadra da metà classifica e una capace di frequentare stabilmente la zona playoff si misura spesso proprio nella continuità. È su questo piano che Nesta dovrà lavorare maggiormente.
Nesta e una squadra che può assumere più identità.
Dal punto di vista tattico, la prima parte di stagione ha visto l’Avellino utilizzare
frequentemente una struttura con tre difensori e cinque uomini nella zona centrale, con esterni chiamati a garantire ampiezza e partecipazione alle due fasi.
La presenza di elementi tecnici come Palumbo, Di Maggio e Besaggio permette però alla squadra di non dipendere esclusivamente dal gioco diretto.

Besaggio, in particolare, si è fatto notare immediatamente anche sotto porta, segnando contro Vicenza e Modena. Sulle fasce, invece, Moruzzi ha mostrato di poter accompagnare l’azione con continuità.
Davanti le caratteristiche cambiano a seconda delle scelte. Russo può attaccare gli spazi e muoversi intorno a un riferimento offensivo, Favilli offre fisicità e capacità di far giocare i compagni, mentre Cheddira aggiunge profondità e velocità.
Questa varietà può diventare uno dei principali vantaggi dell’Avellino nel corso di una stagione lunga. Nesta dispone infatti di un gruppo che non sembra costruito intorno a un unico undici titolare.
L’ambizione passa anche dal Partenio
Esiste poi un fattore che ad Avellino non può essere separato dal progetto tecnico: il pubblico.

Contro il Palermo il Partenio-Lombardi ha registrato il tutto esaurito, con circa dodici mila spettatori presenti. Anche nella trasferta di Modena erano stati circa duemila i sostenitori irpini al seguito della squadra.
In una categoria equilibrata come la Serie B, trasformare lo stadio in un vantaggio
competitivo può avere un peso più forte importante. Ma l’entusiasmo dovrà essere accompagnato dalla capacità di gestire aspettative inevitabilmente più alte dopo il playoff conquistato nella passata stagione.
L’Avellino sembra essere entrato in una fase nuova del proprio percorso. Prima il ritorno tra i cadetti, poi l’accesso immediato alla post-season, ora una squadra profondamente orientata
a consolidarsi nella parte nobile della categoria.
Cinque giornate sono troppo poche per stabilire quale sarà realmente il suo livello. Sono però sufficienti per individuare una direzione. La società ha affidato la squadra a un allenatore scelto con una prospettiva pluriennale, ha inserito esperienza e giovani di qualità
e ha costruito un organico con alternative in quasi tutti i reparti.
Il prossimo passaggio sarà trasformare l’ambizione in continuità. Perché l’Avellino ha già dimostrato di poter competere con avversari importanti. La vera sfida della stagione sarà riuscire a farlo per molti mesi, evitando che le giornate come quella di Ascoli interrompono troppo spesso il percorso di crescita.

Avellino, l’ambizione cresce: il nuovo progetto dei Lupi vuole alzare l’asticella in Serie B

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