18 Maggio 2024

Recensione a cura di Ettore Farrattini

In un periodo storico in cui da un lato si alza con sempre più orgoglio la rainbow flag (con le sue ultime variazioni inclusive) e dall’altra si assiste ad un pericoloso ritorno di politiche repressive, il film Prossimo tuo, scritto e diretto da Pasquale Marrazzo, arriva a puntino. È infatti una forte e sfacciata denuncia del danno incommensurabile che subiscono i giovani omosessuali quando sono rifiutati dalle proprie famiglie. La nostra società bigotta e ipocrita ancora non riesce a capire cosa sia veramente l’amore, quanta forza possa avere un sentimento così puro come l’amore tra due esseri viventi qualunque sia il loro sesso. Nel rifiuto di questo amore c’è sicuramente un insieme di retaggi psicologici storici e sociali da cui certe persone non riescono a distaccarsi. Retaggi che affondano le loro radici in una purtroppo dilagante ignoranza che in questi ultimi decenni è tornata di moda nel nostro paese in maniera preoccupante.

Riccardo e Luca si amano di un amore vero, sensuale e vogliono farlo alla luce del sole nonostante vivano in una zona della periferia milanese dove la violenza e il bullismo sono all’ordine del giorno. Cercano di sfuggire a queste violenze ma la loro bella sfrontatezza nel non volersi nascondere li porterà a veder distrutto il loro sentimento. Luca è vittima di un’aggressione omofoba che lo porterà in coma su un letto d’ospedale. La sua famiglia che non ha mai accettato la sua omosessualità impedisce a Riccardo di andarlo a trovare. In una riuscita sequenza di flashback e momenti attuali vengono mostrati i momenti salienti della loro bella storia ma anche tutti i lati oscuri di genitori assenti o se presenti estremamente dannosi. C’è un’unica soluzione possibile a questo dilemma, quello di educare le persone ad accettare l’amore sotto tutte le sue forme.

Pasquale Marrazzo in questa sceneggiatura non salva neanche una sola delle figure genitoriali presenti: che sia un padre, una madre, una zia o uno zio, ci dà un quadro veramente desolante di come una intera generazione possa, di fronte a due giovani che si amano, mostrare odio, indifferenza, abuso, violenza. Anche di fronte alla sofferenza dei propri figli, non riescono, per orgoglio, a superare quell’ostacolo che potrebbe rendere tutto più facile. Resterà da vedere nel futuro se l’orgoglio omosessuale riuscirà con l’amore e la cultura a superare l’orgoglio di chi non vuole ammettere i propri errori. In questo film l’unica a farlo è la sorella di Luca che combattuta tra il suo dovere di figlia e l’immenso senso di colpa nei confronti di un fratello che non ha mai sostenuto, si ritrova a giocar l’ultima possibilità di salvare una situazione ormai in caduta libera.

La regia di Marrazzo è molto cruda, fatta di intensi primi piani che cercano continuamente di cogliere non solo l’espressione dei suoi attori ma anche quello che succede dietro i loro occhi. Ed è proprio sugli occhi dei personaggi che lo spettatore è costantemente indirizzato per meglio cogliere il pathos delle loro interpretazioni. Quella che ha senz’altro più colpito è Luisa Vernelli che nel ruolo della sorella è riuscita a far passare tutta la sua sofferenza e la sua lotta interiore. Nel ruolo di Riccardo ha convinto meno Michele Constabile in alcuni momenti risultato troppo rigido. Senza meno la sua recitazione è stata guidata in questo senso per mostrare le grandi sofferenze subite in infanzia e adolescenza, tuttavia in alcune scene è sembrato poco emozionale. Nel ruolo di Luca, Jacopo Costantini mostra tutta la sensibilità richiesta dal suo personaggio. Il suo candore è ben reso. Anche se non riesce a convincere una madre bigotta e chiusa su se stessa esprime bene la sua rassegnazione.

È triste vedere ancora oggi quanto queste situazioni siano frequenti, di quanti giovani siano rifiutati dalle proprie famiglie per mancanza di educazione. Con un governo fascista e repressivo che sta cercando di minare quelle poche conquiste sin qui duramente raggiunte, film come Prossimo tuo rappresentano un importante elemento da aggiungere alla purtroppo necessaria lotta che tutti dobbiamo continuare a sostenere se vogliamo lasciare alle prossime generazioni un mondo più sereno dove l’amore non sia mai più considerato una colpa. 

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