22 Aprile 2024

In un sottoscala adibito a centro massaggi convergono come frammenti sparsi tre vite che si sono intrecciate, e poi perse, tanti – troppi – anni fa.

Una massaggiatrice (Virgili) esuberante ma anche malinconica, un cliente (Ambrosino) dall’ironia pessimista e classista, e un ragazzo misterioso (Brandi) che detiene, non solo virtualmente, le chiavi del loro destino.

“La retorica delle puttane” agisce quando dovrebbe solo dire, e viceversa, regalando, con la serrata regia di Gori, continui depistaggi e smarcamenti, in un inseguimento reciproco tra chi colpisce e chi incassa.

In uno spettacolo senza pause e con venature thriller, Mocciola omaggia l’omonimo romanzo di Pallavicini (eretico messo al rogo dalla chiesa) lasciando che la coscienza dei due protagonisti, congelati in un’eterna stasi per rimossi sensi di colpa, abbia un sussulto decisivo, che alla fine arriva solo, e non potrebbe essere altrimenti, dal terzo incomodo.

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