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“Le ombre non dimenticano” di Fabio Simiani. I Gialli Damster

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di Virgilia Curci

Un night club, un omicidio e i fantasmi del passato che tornano a galla nella Napoli
contemporanea. Con il suo nuovo romanzo “Le ombre non dimenticano”, lo scrittore Fabio
Simiani ci trascina in un’indagine poliziesca serrata e ricca di mistero. In questa intervista,
l’autore ci rivela i segreti della squadra del vicequestore Serra, l’importanza del cane
poliziotto Mafalda e la complessa sfida di trasformare il tassello di una saga che parte da un
racconto breve e approda a un noir ad alta tensione.
Simiani, a chi appartengono le ombre cui fa riferimento nel titolo, rappresentano
fantasmi del passato dei personaggi o segreti criminali che prima o poi tornano a
galla?
Alcuni personaggi della storia che ho raccontato hanno un vissuto difficile, a tratti
sconvolgente, che li ha segnati profondamente. Su di loro incombono i fantasmi del passato,
le ombre che non dimenticano, di cui non riescono a liberarsi. Il tentativo di affrancarsi dai
fantasmi che non li abbandonano sarà proprio la chiave del racconto, portandoli a perdersi o
a riscattarsi. Serra e la sua squadra avranno il compito di dare corpo alle ombre, riportando
alla luce le verità che si nascondono dietro le apparenze.
Inserire un animale all’interno di un’indagine poliziesca è una scelta narrativa molto
interessante e amata dai lettori di gialli. Quali dinamiche permette di esplorare la
presenza di Mafalda nel rapporto tra i vari membri del commissariato, in particolare
con il vice questore Serra?
Ho immaginato la mia Mafalda un pastore tedesco, ex cane poliziotto, che vive una seconda
giovinezza. Nasce con il racconto Una seconda possibilità all’interno del volume Sfide. In
quella storia Mafalda era ormai in pensione, adottata da una signora che l’aveva scelta
perché “aveva gli occhi che parlano”. Le circostanze però la porteranno a essere accolta da
Ester Germano, ispettore e prima collaboratrice di Serra, entrando a pieno titolo a far parte
della sua famiglia. Grazie alla sua indole e alla sua esperienza Mafalda diventerà parte
integrante della squadra, riconoscendo istintivamente l’autorità del vicequestore che, agendo
come gli accade spesso fuori dagli schemi convenzionali, la accoglierà nel gruppo senza
problemi. Mafalda stabilirà un rapporto affettuoso con ciascuno dei componenti della
squadra, senza dimenticare però il suo passato di cane poliziotto. Nel corso dell’indagine di
Le ombre non dimenticano dimostrerà di essere decisiva nella ricerca delle persone
scomparse e una vera macchina da guerra nelle situazioni di pericolo.
L’indagine si apre con un doppio mistero: una ballerina svanita nel nulla e una
cassaforte svuotata. Questi due elementi viaggiano su binari paralleli o la finanza e il
movente passionale sono strettamente legati?
La storia che ho immaginato si apre con Ivan Saponara, titolare del night club Be Bop a
Lula, assassinato una domenica sera di fine settembre nell’ufficio del suo locale. La sua
cassaforte è aperta e tristemente vuota e il suo computer sparito. Dalle prime indagini svolte
da Serra e dalla sua squadra emerge che Irina, una delle ballerine del locale legata a

Saponara da una relazione sentimentale, è irreperibile. Il furto sembra quindi, a prima vista,
un movente plausibile. Così come un ipotetico movente passionale. Le apparenze
nascondono però molti misteri, legati ai trascorsi della vittima, alla sua personalità e alle
attività che si svolgevano all’interno del locale. Nel corso del racconto emergono inoltre ben
presto le connessioni della vittima con il clan di Vincenzo Tartano, un boss latitante da
tempo nel mirino di Serra. Le indagini dovranno quindi esplorare tutte le piste, al fine di
ricostruire quanto effettivamente avvenuto quella domenica sera. Serra e i suoi dovranno
scavare nel passato della vittima, portandone alla luce le ombre nascoste e i rapporti con il
clan. Per venire a capo del mistero e seguire le tracce del boss latitante Serra giocherà una
partita molto pericolosa, facendo leva non solo sul suo intuito ma anche sulle iniziative,
spesso fuori dagli schemi, che lo caratterizzano.
Molte delle sue storie sono nate prima come racconti brevi per poi evolversi. Qual è la
sfida più grande nel trasformare un’idea in un romanzo strutturato?
Le storie di Serra e della sua squadra sono nate attraverso i racconti. La prima sfida che ho
affrontato è stata proprio riuscire a dare un carattere, una fisionomia ai personaggi, in un
testo breve che avesse però una sua struttura, una trama e un finale credibile e se possibile
sorprendente. La sintesi era quindi il compito più difficile. I personaggi però soffrivano,
avevano bisogno di respiro, di essere raccontati, di riuscire a esprimere i propri sentimenti,
le proprie capacità, le proprie debolezze. La trama aveva bisogno di essere sviluppata in
maniera più armoniosa e completa, l’ambientazione di essere arricchita di particolari e di
carattere. Napoli, la mia città, pur restando sullo sfondo senza mai essere invasiva, doveva
però risaltare con i suoi colori, le sue passioni e la sua ironia. Tutto questo poteva realizzarsi
soltanto sviluppando un romanzo strutturato, con una propria architettura. Nella stesura di
Le ombre non dimenticano ho cercato di perseguire questi obiettivi, affrontando quindi
questa nuova e complessa sfida.
Avendo creato una squadra investigativa così affiatata e variegata, pensa che le
avventure del vicequestore Serra continueranno in un terzo capitolo?
Serra e la sua squadra, in qualche modo, ormai vivono una vita propria, evolvono,
cambiano, si modificano. Per alcuni dei protagonisti delle prime storie ho scelto dei nuovi
percorsi di vita, inserendo dei nuovi personaggi. Anche Serra si evolve, avrà dei nuovi
incontri, così come gli altri protagonisti che ruotano attorno a lui e alla sua squadra. Saranno
proprio loro a bussare alla mia porta con qualche nuova avventura da vivere e da
raccontare. E allora sì, torneranno con una storia nuova tutta da scoprire.

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