a cura di Elia Fiorillo

 

A Pier Luigi Bersani l’accordo del PD con i grillini, che ha sbloccato l’elezione dei giudici costituzionali e del CSM, gli avrà  riportato alla mente tempi dolorosi. Quando s’apprestava a varare un governo e sperava in un appoggio dei Pentastellati freschi di vittoria elettorale.

 

E convinti, purtroppo, che con i “nemici” (leggi tutti i partiti) non si potessero nemmeno allacciare relazioni di buon vicinato. I “vicini” erano tutti da mandare a casa, nessuno escluso. Perché erano il vecchio, quelli che avevano rovinato l’Italia. Lui, Bersani, ci provo’ a farli ragionare, ma i tempi non erano maturi. Poi, per l’allora segretario del PD, ci furono i giorni bui delle carica dei 101 traditori che non votarono Romano Prodi alla presidenza della Repubblica. Dopo la riconferma di Napolitano vennero le sue inevitabili dimissioni da segretario dei democrat  e comincio’ l’ascesa al potere del “cattivo-determinato” (in politica, si capisce) Matteo Renzi. La storia del PD, del governo, della presidenza della Repubblica, ma anche di Pier Luigi, avrebbe preso un’altra piega se il duo Casaleggio-Grillo si fossedeciso ad aprire uno spiraglio, piccolo piccolo, all’allora presidente del Consiglio incaricato: Renzi non si sarebbe mosso da Firenze, Napolitano sarebbe sceso dal Colle per un meritato riposo, Berlusconi non avrebbe rotto con il pupillo Angelino Alfano e Matteo Salvini non si sarebbe mai sognato di avanzare una candidatura a leader del Centro-destra. I pensieri di Bersani saranno pure questi, resta il fatto che il passato è passato e il futuro potrebbe sempre più essere condizionato non dal “Patto del Nazareno”, ma da quello  surreale  “dei giudici”. E la prova provata che qualcosa bolle in pentola nel mondo dei 5 Stelle  sono, tra l’altro,  le dichiarazioni di fuoco dell’ex ideologo, spodestato, Paolo Becchi, contro qualsiasi intesa con i “vecchi partiti”.

Silvio Berlusconi e’ il primo a rendersi conto che tutto e’ cambiato  dopo “la figura di m…”- parole sue –  fatta da Forza  Italia, che non  e’ riuscita a far eleggere  il proprio candidato alla Corte suprema.  Si rende ben conto che il Patto del Nazzareno vacilla e si sta sciogliendo come neve al sole. Renzi va avanti da carro armato e pensa di far varare al più presto la legge elettorale con l’intenzione, secondo il presidente di Forza Italia, di andare alle elezioni anticipate. Eppoi a Berlusconi preoccupano le parole del giovanissimo vice presidente della Camera, Luigi Di Maio, grillino doc,  che parla di “buon senso” che dovrebbe avere Renzi ed il suo partito. “Il nuovo Capo dello Stato – afferma Di Maio – eleggiamolo con lo stesso metodo” che ha portato all’elezione del giudice della Corte costituzionale e di quello del CSM.

E ancora: “Se il PD usa il buon senso per argomenti che interessano la collettività, noi ci saremo”. Ancora una volta, avrà pensato Silvio, sono i giudici a fregarmi. Perché il patto non scritto “del buon senso” o “dei giudici”, che lega virtualmente i Cinquestelle al PD, potrebbe rivoluzionare il quadro politico.  Renzi ne uscirebbe rafforzato. Una volta la DC, come spiego’ Giulio Andreotti, utilizzava la politica dei “due forni”.  I socialisti da una parte e i liberali, eventualmente anche  i missini, dall’altra.  Oggi i forni sono più di due e al posto della Balena bianca c’è il PD con il suo segretario che con il vecchio PCI non ha mai avuto niente a che vedere.

Chissà se il patto che non c’è, “dei giudici”, ha fatto mettere le mani avanti al navigato presidente della Repubblica. Andrebbe via alla fine del semestre di presidenza italiano dell’Europa. È stanco, e certamente l’età conta. Ma più di tutto, probabilmente, è contrariato per le mancate riforme e, per come si stanno mettendo le cose, gli peserebbe enormemente dover apporre la firma sotto l’atto di scioglimento delle Camere. Meglio mettere le mani avanti e congedarsi a dicembre: per i suoi gusti già ne ha viste troppe.

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